Eutanasia clandestina: i media trovino la voce

Unità
Carlo Troilo

Dopo aver denunciato per anni i ventimila casi di eutanasia clandestina che si registrano in Italia, finalmente vedo incrinarsi il muro di silenzio e di omertà eretto davanti a questo fenomeno. Due medici, uno del cattolico «Gemelli», Mario Sabatelli, l’altro del Policlinico Umberto I, Giuseppe Maria Saba, confessano di aiutare da sempre i loro malati più gravi a trovare una morte degna.

Preferiscono parlare di «desistenza terapeutica»: lo fanno in buona fede ed anche perché parlando di eutanasia rischierebbero anni di carcere. Ma la  sostanza è questa. «Non ne posso più ha detto Saba – del silenzio su cose che tutti noi rianimatori conosciamo». E non solo i rianimatori le sanno: io stesso, come tanti, sono stato testimone dell’intervento attivo di medici per assicurare a loro pazienti terminali una morte degna.

Ora faccio appello ai tanti altri medici che compiono – per pietà e per coraggio – lo stesso gesto: escano allo scoperto, costringano il Parlamento a discutere di come si muore in Italia e ad esaminare la legge della nostra Associazione sulla eutanasia ed anche il premier Renzi a rispondere al nostro appello. EXIT ci dice che raddoppiano gli italiani che si iscrivono alla associazione per poter andare a morire in Svizzera.

Ci aiutino ad evitare questo «turismo eutanasico». Mentre in tutto il mondo questo tema viene affrontato (in queste due settimane il Québec e la comunità autonoma delle Canarie stanno approvando leggi sulla «morte degna») facciano sì che l’Italia non resti il solo paese in cui un Parlamento pauroso ed ignavo non risponde nemmeno all’appello del Capo dello Stato e di quanti – Chiara Rapaccini, compagna di Monicelli, Luciana Castellina,  compagna di Lucio Magri ed il figlio di Carlo Lizzani, Francesco – hanno vissuto come me il dramma di persone che non potendo ricorrere alla eutanasia sono state costrette, come migliaia di altri malati ogni anno, ad una «morte indegna». Ci aiutino, i medici, a lenire il nostro lutto così difficile da elaborare ed a concedere alla schiera dei prossimi candidati al suicidio il diritto ad una morte dignitosa.

Amici medici, se non ora, quando?

Oltre che ai medici, faccio appello alla stampa che già ci segue e a quella che per lo più ci ha ignorati. Soprattutto mi rivolgo ai conduttori dei programmi televisivi di maggiore ascolto che finora, salvo rarissime eccezioni, hanno nascosto la testa sotto la sabbia, ignorando un dibattito che si fa sempre più aperto e più acceso.

Mi rivolgo a loro con un appello accorato: ci facciano esporre le nostre ragioni; dicano apertamente – quando è così – che sono anche le loro ragioni; ci aiutino a lenire il nostro lutto così difficile da elaborare ed a concedere alla schiera dei prossimi candidati al suicidio o all’eutanasia clandestina il diritto ad una morte dignitosa.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.