Per molti eutanasia e cure palliative sono scelte alternative. Da ultimo, l’ex Ministro della salute Sirchia. La realtà dei fatti va nella direzione opposta: analizzando i dati riportati dal Consiglio d’Europa nella Raccomandazione ‘sull’organizzazione delle cure palliative del 2003’ e ‘sulla promozione dei diritti umani degli anziani del 2014’, risulta che in Belgio e Olanda, Paesi in cui sono legali i trattamenti eutanasici, le cure palliative siano più sviluppate che in Italia.
Secondo Sirchia “siccome morire è meno doloroso del dolore stesso, la morte viene considerata il male minore. Ma se alleviamo il dolore, il falso castello crolla”; così non si considera né la libertà di scelta della persona, né la sua fiducia verso il medico se sa che le proprie scelte saranno rispettate. Cure di fine vita e diritto ad una morte dignitosa possono coesistere: in Belgio le cure palliative sono inserite tra le “buone pratiche mediche”, al tempo stesso si è regolamentata l’eutanasia invece che relegarla nella clandestinità.
In Italia, come denuncia una inchiesta di Fainotizia-Radio Radicale, “c’è una legge del 1999 che ha stanziato dei fondi per la costruzione di hospice pubblici: peccato che in molte Regioni questi fondi siano rimasti inutilizzati oppure messi a disposizione dei privati; di fatto la mancata gestione pubblica della rete determina una discriminazione nell’accesso alle cure”. Affrontare questa situazione è doveroso, ma la criminalizzazione dell’eutanasia non aiuta. L’Associazione Coscioni lo scorso settembre ha consegnato alla Camera dei deputati 70000 firme per una proposta di legge di iniziativa popolare per il testamento biologico e la liceità dell’eutanasia: il Parlamento non ha avviato il dibattito, nonostante i richiami del Presidente della Repubblica. Decidere come morire è una scelta: ciascuno decide ciò che è peggio o meglio per sé, fermo restando l’obbligo per lo Stato di fare il massimo per alleviare ogni sofferenza.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.