L’adempimento della sentenza emessa dalla
Corte interamericana per i diritti umani
in materia di FIV in Costa Rica:
La congiura politico-religiosa e le sue implicazioni
in termini di diritti umani e sviluppo scientifico.
Maria Eugenia Venegas Renauld
Deputata della Repubblica
2010-2014
Costa Rica
Comincio questa esposizione segnalando alcune peculiarità del Costa Rica, le quali sono relazionate in maniera significativa con l’argomento fecondazione in vitro e con l’attuale stato dei fatti.
Costa Rica, 2011
Uomini: 2.321.360
Donne: 2.270.789
Il Costa Rica è una nazione con quattro milioni e mezzo di abitanti, in cui la metà della popolazione è di sesso femminile; inoltre, è l’unica in Sudamerica ad avere la religione cattolica come religione di Stato, ovvero è l’unico Paese in America latina con uno stato confessionale.
Costituzione politica
TITOLO VI. CAPITOLO UNICO. LA RELIGIONE
La religione cattolica, apostolica e romana è la religione dello Stato, il quale contribuisce al suo mantenimento, senza impedire il libero esercizio nella Repubblica di altri culti che non contrastino con la morale universale né con le buone maniere.
(Aggiornato dalla legge N° 5703 del 6 giugno 1975).
Unico Paese con uno stato confessionale in America del sud.
Dal 2010, il Paese è governato dalla prima donna Presidente, dichiarata fin dai primi giorni del suo mandato figlia prediletta della Vergine Maria dalla Conferenza episcopale. Ospita sul proprio territorio la sede della Corte interamericana per i diritti umani ed è, attualmente, in una posizione di massima inadempienza nell’applicazione dei diritti umani in ambito di salute sessuale e riproduttiva.
Gli elementi elencati costituiscono il quadro generale necessario per capire quale sia il motivo del contendere e lo stato attuale della tecnica di fecondazione in vitro.
Mi sembra importante fare riferimento, in questa esposizione, a tre elementi fondamentali in base ai quali essa si svolge.
1. Precedenti della tecnica FIV in Costa Rica
Innanzitutto, alcuni precedenti della tecnica di fecondazione in vitro che hanno in seguito condotto alla proibizione e quindi al caso presentato alla Corte interamericana per i diritti umani.
2. Il contesto della discussione sulla FIV nell’ambito del potere legislativo e nel territorio nazionale.
In secondo luogo, il contesto in cui si svolge tutta la discussione, non soltanto a livello di potere legislativo ma anche in ambito sociale.
3. Implicazioni scientifiche della proibizione della FIV in Costa Rica.
E, infine, le implicazioni della questione nel campo della ricerca scientifica, che si tratti di scienze naturali, scienze esatte o scienze sociali.
1. PRECEDENTI
1995 – Costa Rica Paese all’avanguardia nella FIV in America latina.
1995 – Mozione di incostituzionalità presentata da Hermes Navarro.
Ricordiamo che fu nell’anno 1995 che il Costa Rica si distinse come Paese all’avanguardia in Sudamerica per avere regolamentato la fecondazione in vitro e averla posta al servizio della salute pubblica nella nazione. E fu proprio questo fatto, stabilito dal potere esecutivo, che spinse un cittadino costaricano a presentare alla Sala costituzionale un ricorso diretto di costituzionalità (ricorso in amparo), segnalando come la tecnica di fecondazione in vitro violasse la vita, poiché, secondo questa persona, i risultati dell’applicazione della tecnica causavano la morte di numerosi embrioni, i quali dovevano essere equiparati a una individuo nato vivo.
2000 – La Sala costituzionale, con la risoluzione 2306-2000, proibisce la FIV. Due magistrati non si associano alla decisione.
Questo avvenne nell’anno 1995 ma fu solo nel 2000 che la Sala costituzionale emise una sentenza, precisamente accogliendo quel ricorso presentato dal cittadino costaricano chiamato Hermes Navarro e vietando la tecnica di fecondazione in vitro.
Linea concettuale di fondo – Contenuto del Donum Vitae, Joseph Ratzinger, Prefetto.
Gli argomenti che in quell’occasione addusse la Sala costituzionale, nella figura del suo presidente, erano basati su un documento ecclesiastico, non giuridico, denominato Donum Vitae, elaborato dall’allora Prefetto del Vaticano Joseph Ratzinger, che esponeva il suo concetto della vita e dell’essere umano. Il voto della Sala, tuttavia, non ottenne l’approvazione di due persone, due magistrati.
1995 – 2000 – In Costa Rica nascono 15 bambini grazie alla FIV.
Nel periodo dal 1995 al 2000, nacquero in Costa Rica quindici bambini concepiti grazie alla tecnica di fecondazione in vitro.
2001 – Appello di 10 coppie alla Commissione interamericana per i diritti umani.
Il divieto di questa tecnica ha, ovviamente, generato malcontento nelle persone con problemi di fertilità. Ciò ha fatto sì che dieci coppie, vedendosi negato il diritto di fare uso del progresso scientifico per avere una famiglia e ritenendo che si trattasse di un’ingerenza eccessiva nell’intimità della loro vita, presentarono una istanza alla Commissione interamericana per i diritti umani, la quale ebbe risposta ben dieci anni più tardi.
2010 – Commissione interamericana per i diritti umani – Relazione della CIDH N° 85/10 (FIV, CASO 12.361).
Nell’anno 2010, la Commissione interamericana per i diritti umani prese una decisione e rivolse allo Stato costaricano la raccomandazione di rimuovere la proibizione e altre comunicazioni relative al risarcimento economico per le famiglie coinvolte.
Ottobre 2010 – Progetto di legge elaborato in collaborazione con la Cancelleria e la Conferenza episcopale.
Allora, il Governo e la Presidente si dedicarono concretamente al compito di presentare immediatamente un progetto di legge, il quale fu elaborato di concerto con la Cancelleria della Repubblica e la Conferenza episcopale del Costa Rica
Ostruzionismo per connivenza del potere politico con il potere religioso.
Fu presentato nell’ottobre 2010 all’Assemblea legislativa, che lo sottopose alla valutazione della Commissione per le questioni giuridiche per un periodo di tre mesi, tempo concesso al Paese per chiarire l’argomento. Naturalmente, l’Assemblea legislativa non rispettò i termini imposti e dovette chiedere una proroga di tre mesi, nominò quindi una commissione speciale di cui io fui a capo. Da questo punto cominciò una vera e propria storia di ostacoli e ostruzionismo da parte del potere religioso in combutta con il potere politico.
Questo sarebbe lo scenario in cui si sviluppò, diciamo come premessa, il tema della fecondazione in vitro, già con implicazioni di tipo legale.
1. Il contesto della discussione.
Il contesto del progetto e la sua discussione è molto interessante per la società nazionale e internazionale, perché non ci sono state risparmiate, come in molti altri Paesi, le polemiche dei vari gruppi religiosi con le loro argomentazioni elevate di eziologia morale. In questo caso fu del tutto evidente il connubio politico fra potere esecutivo e religioso, in questo caso la Conferenza episcopale ebbe un ruolo preminente anche nell’ambito del potere politico, tramite nella figura della Presidente, con otto gruppi evangelici che si associarono e ai quali si aggregarono altri gruppi, come quelli pro-vita e organizzazioni e individui in particolare, che condussero campagne aggressive sviscerando l’argomento in un’ottica di moralità pubblica.
In tale modo, l’Assemblea legislativa si rivelò ambiente propizio al lobbismo politico; furono presentati vari documenti della Conferenza episcopale e i progetti che si cercava di elaborare, al fine di risolvere la situazione di inadempienza nei confronti della Commissione interamericana per i diritti umani da parte dello Stato costaricano, vennero ostacolati, bloccati da un ostruzionismo costituito appunto da questo tipo di opposizione.
Relazione positiva del Difensore del popolo.
D’altro canto, dobbiamo riconoscere il lavoro eccezionale svolto dal Difensore del popolo in materia di informazione e sostegno dei deputati e deputate incaricati di presentare proposte alternative e progressiste basate sulle migliori pratiche della fecondazione in vitro adottate in altri Paesi.
Sostegno e intervento pro FIV scarsi o nulli da parte di entità quali l’Ordine dei medici e chirurghi, l’Associazione ginecologi e ostetriche, l’Accademia nazionale di scienze, le università o altre organizzazioni operanti in ambito scientifico o giuridico.
In questo contesto, spiccava inoltre la quasi nulla partecipazione delle organizzazioni che possono avere interesse e che avrebbero potuto promuovere da un punto di vista scientifico l’applicazione della tecnica. Tale è il caso dell’Ordine dei medici, dell’Associazione dei ginecologi e ostetriche e dell’Accademia nazionale di scienze, il cui contegno fu piuttosto passivo, di altre organizzazioni scientifiche presenti nelle università pubbliche o private, di gruppi farmaceutici o collegati alle scienze della salute e di organizzazioni, anche giuridiche, che potevano avere interesse nell’argomento.
Questo tema venne completamente trascurato nell’ambito delle attività per così dire pubbliche di queste organizzazioni.
2011 – La Commissione interamericana per i diritti umani rimette il caso alla Corte interamericana per i diritti umani.
2012 – Avvio di nuovi progetti pro e contro la FIV.
2012 – La Commissione per la scienza, la tecnologia e la formazione svolgeun lavoro approfondito in merito ai nuovi progetti.
Fu molto importante, nel lasso di tempo intercorso tra l’inadempienza di fronte alla Commissione interamericana per i diritti umani e la sottomissione del caso da parte di quest’ultima alla Corte interamericana per i diritti umani, il lavoro di natura giuridica svolto dai deputati sia in favore che contro l’uso di questa tecnica, poiché esso si tradusse in una serie di progetti che afferirono in ambito legislativo e furono elaborati in maniera molto approfondita da parte della Commissione per la scienza, tecnologia e formazione. Ci si dovette però confrontare con l’opposizione dei gruppi pro-vita, così come con le manifestazioni pubbliche promosse dalla Chiesa cattolica fra i cittadini costaricani.
23 dicembre 2012- Lettera della Conferenza episcopale, di declamazione obbligatoria durante la messa, in cui si ripudia la FIV, indicando il Difensore del popolo come promotore della cultura della morte.
Persino il giorno in cui il Costarica conobbe la sentenza della Corte interamericana per i diritti umani, la Chiesa cattolica produsse una lettera che fu letta obbligatoriamente, il giorno ventitré dicembre del 2012, in tutte le chiese del Paese. In tale scritto, il Difensore del popolo è definito promotore della cultura della morte.
Il fatto che la Corte avesse deciso in favore della rimozione del divieto della tecnica di fecondazione in vitro nel territorio del Costa Rica, ebbe allora una ripercussione enorme per lo Stato nazionale, e di conseguenza, sulle responsabilità di cui si fa carico il potere legislativo per la costruzione di una base legale che consenta di risolvere alcuni aspetti giuridici relativi a questa tecnica, come le questioni proprie della filiazione e tutto ciò che attiene alla depenalizzazione, realizzabile solo per vie legali.
Giugno e dicembre 2013 – Inadempienza dello Stato nei termini stabiliti dalla Corte per autorizzare la FIV.
Naturalmente, Il Costa Rica non ha potuto rispettare le due scadenze stabilite dalla Corte, una a sei mesi con termine a giugno del 2013 e l’altra fissata nel mese di dicembre dello stesso anno.
2014 – Panorama elettorale.
L’esecutivo non ha voluto prendere parte nella faccenda e piuttosto ha accantonato l’argomento, rispolverandolo contestualmente a un altro evento importante quale la campagna elettorale, in cui questo tema è stato usato da tutti i gruppi, i quali si trovano facilitati nel manipolare la coscienza cittadina in base al fatto che questo è un Paese cattolico e deve accogliere nella propria quotidianità di tutto quello che è teologia e morale religiosa.
3. Implicazioni scientifiche della proibizione della FIV.
E allora, dal punto di vista del progresso scientifico, risulta importante analizzare le conseguenze prodotte a livello nazionale da tutta la tematica relativa alla fecondazione in vitro.
Effetti della proibizione:
– Studi in materia di infertilità e possibilità di gravidanza mediante FIV
– Informazione della popolazione infertile e richiesta di tecniche come la FIV
– Difficoltà a condurre ricerche sociologiche circa il comportamento riproduttivo nelle giovani generazioni.
– Carenza di dati per classi sociali/gruppi di popolazione in merito ai temi infertilità e domanda di FIV.
– Ricerca nel campo della bioetica derivante dalla esperienza con la FIV.
– Costa Rica, un Paese in ritardo nell’ambito dei diritti umani legati alla sessualità e alla riproduzione.
Perché nella fase attuale, e a partire dall’anno 2000, praticamente, il Costa Rica si è trovato nell’impossibilità di effettuare ricerca in relazione alla salute sessuale e riproduttiva e, nella fattispecie, a tutte quelle persone con problemi di infertilità. Non siamo, attualmente, in grado di sapere quale sia il comportamento della popolazione costaricana in età riproduttiva in termini di necessità di tecniche di riproduzione assistita.
Non abbiamo la possibilità di conoscere i meccanismi, le prassi, i medicinali in grado di favorire l’efficienza della tecnica; abbiamo difficoltà nel condurre ricerche sociologiche e valutare, ad esempio, il comportamento sessuale degli uomini e delle donne che dedicano parte del proprio tempo e della propria vita biologica fertile a studiare e lavorare prima di formare una famiglia.
Non disponiamo di dati statistici sull’infertilità differenziati per classe sociale, condizioni economiche, distribuzione sul territorio nazionale, e siamo dunque impossibilitati a trattare l’argomento.
La questione ricerca scientifica è inoltre associata a tutti quei fattori di bioetica che noi, al momento, non possiamo tradurre in esperienza concreta, basata sull’applicazione della tecnica.
Se infine aggiungiamo a tutto questo i problemi di ordine psicologico che si manifestano sia negli uomini che nelle donne, i quali soffrono le conseguenze del divieto di ricorrere a una tecnica che potrebbe risolvere parte delle loro difficoltà nello sviluppo della propria identità, capiamo bene che il Costa Rica si pone dinnanzi al mondo non soltanto come sede dei diritti umani, con la presenza nel suo territorio della Corte interamericana dei diritti umani, ma soprattutto come un Paese che retrocede significativamente in termini di progresso scientifico.
Gli oppositori della FIV incoraggiano la ricerca biomedica a porte aperte, che non garantisce alcuna protezione per i partecipanti agli esperimenti.
E ciò è paradossale perché, d’altro canto, la Sala costituzionale ha proibito la ricerca clinica nel territorio nazionale senza la garanzia di protezione della vita delle persone, e dico che è paradossale perché coloro che rifiutano la fecondazione in vitro, sono gli stessi che premono affinché la ricerca biomedica si realizzi praticamente senza assicurazioni e affinché non ci consentano di dare ai soggetti in sperimentazione la sicurezza che lo studio sia affidabile e rispettoso della dignità umana.
In questo senso, attualmente, il terreno in cui ci muoviamo è molto incerto, ma ha finora permesso la nascita di altre iniziative mirate a fare pressione sulla Corte, sulla Sala costituzionale, in cerca di soluzioni.
Azioni di pressione – Istanza al Tribunale contenzioso amministrativo.
Giacché non si è riusciti a portare avanti questo progetto in sede di Assemblea legislativa, sono state preparate delle istanze per il Tribunale contenzioso amministrativo, al fine di ottenere che i giudici obblighino lo Stato ad applicare la tecnica.
Un’istanza è stata presentata anche alla Sala costituzionale, affinché annulli la proibizione del regolamento che consentiva l’applicazione della tecnica nel 1995. In questo modo, si potrebbe sperare di non doversi confrontare con tanti impedimenti e che la regolamentazione da approvare si riduca esclusivamente a questioni di affiliazione e penalizzazione.
Effetti della proibizione – Imputazione di 57 deputati attualmente incarica.
Molto interessante è l’accusa formulata contro i cinquantasette deputati dell’Assemblea legislativa parlamentare per mancato compimento della sentenza.
Di qui a tre settimane potremo avere un presidente eletto e il Paese deve riconoscere di non aver adempito alla sentenza della Corte interamericana. Speriamo allora che il nuovo governo possa aprire la porta alla ricerca scientifica e al rispetto dei diritti umani.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.