Fine vita, la laica Francia si divide sul caso dell’infermiere Lambert

Corriere della Sera
Stefano Montefiori

Una «eccezione di eutanasia» per risolvere le situazioni inestricabili. E l’auspicio espresso dai i8 cittadini francesi chiamati a riflettere sulla fine della vita; il loro rapporto non vincolante, appena consegnato, servirà come base di discussione per la nuova legge promessa dal presidente Hollande in campagna elettorale e attesa entro sei mesi. La «Conferenza dei cittadini» si è mossa a favore del suicidio assistito — quando il malato terminale è ancora in grado di fare valere la sua volontà — ma in linea generale contro l’eutanasia, percepita come troppo dipendente dal parere altrui e quindi potenzialmente soggetta ad abusi. Eppure, secondo lo stesso rapporto, è a quella che bisogna ricorrere in alcuni casi straordinari, e il riferimento implicito è alla vicenda di Vincent Lambert, infermiere 37enne da oltre cinque anni tetraplegico e in stato di coscienza minimo a seguito di un incidente di motocicletta. Il caso Lambert ha scatenato passioni e polemiche in Francia perché i famigliari sono divisi: la moglie e sei fratelli e sorelle sono d’accordo con i medici sull’opportunità di sospendere l’alimentazione, mentre i genitori si oppongono. Lambert è in grado di addormentarsi e di svegliarsi, ma sono falliti tutti i tentativi di comunicazione. L’attività cerebrale è prossima allo zero, e il dottor Eric Kariger, all’ospedale Sébastopol di Reims, dice che «nessuna legge, nessuna religione difende il principio della sofferenza fine a sé stessa. Non sono per la vita a ogni costo, anche se mai darei la morte. C’è un momento in cui la medicina deve sapersi ritrarre». Kariger riceve da mesi lettere anonime e minacce, gli integralisti entrati in azione contro il matrimonio gay hanno già trovato un nuovo terreno di contrapposizione. I o chiamano il «dottor morte», eppure Kariger è un cattolico praticante, membro del Partito cristiano democratico. La discussione appena agli inizi rischia di venire travolta dagli eccessi ideologici, quando un approccio cauto, caso per caso, sarebbe da preferire.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.