Torinesi primi a favore dell’eutanasia legale

La Stampa
Maurizio Tropeano

Torino è la prima città in Italia a chiedere di legalizzare l’eutanasia nella campagna firme lanciata dai radicali. Una firma su nove di tutte quelle raccolte nella penisola arriva, infatti, dai banchetti allestiti in città. In poche settimane i militanti radicali hanno raccolto 5109 adesioni sulle 45 mila complessive. Il capoluogo torinese supera così Trieste (4567 adesioni) e di gran lunga Roma e Milano, che si fermano poco sopra a quota tremila. Con il contributo di Torino il Piemonte supera quota settemila «un traguardo ragguardevole», spiega Igor Boni, presidente dell’associazione radicale Adelaide Aglietta. Ma il leader radicale non sa spiegare i motivi di questa adesione «straordinaria» dei torinesi che fa da contraltare al fatto che tra i parlamentari che hanno aderito all’appello (soprattutto deputati e senatori grillini, un democratico, due socialisti ma anche un leghista e l’ex ministro del Pdl, Giancarlo Galan) non ci sia un piemontese anche se «ai nostri banchetti ha firmato Umberto Veronesi».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.