I temi dell’eutanasia, dell’accanimento terapeutico, del testamento biologico continuano ad appassionare l’opinione pubblica. Miele, l’applaudito film con cui Valeria Golino ha esordito nella regia, li ha rilanciati con forza. A Milano, nei giorni scorsi, è andato in scena, al Piccolo Teatro Studio, un simbolico processo a Ippocrate, il padre della medicina. Nel suo giuramento il primo medico dell’umanità promette: ‘Non darò mai un farmaco mortale a nessuno, per quanto richiesto, né proporrò un tal consiglio». Un’affermazione che incarnerebbe il principio dell’accanimento terapeutico, sul quale, come sappiamo, i pareri divergono. Noi ne abbiamo raccolti tre.
No. Il paziente ha diritto di rifiutare le terapie «Ippocrate ha sostituito Dio con il medico» dice l’oncologo Umberto Veronesi, che nello spettacolo interpretava l’accusatore del medico greco. «Con gli stessi poteri e la stessa intransigenza. Con la medicina ippocratica, il paziente perde ogni libertà, sottomettendosi al volere del medico. Contro questa assurda condizione di assoggettamento del malato è nato negli ultimi 20 anni il movimento a favore del testamento biologico, perché ciascuno possa riappropriarsi dei propri progetti di vita, ma anche di morte; ecco nascere la legge sul consenso alla cura e in tutto il mondo civile, ma non in Italia, la legge sulla possibilità di dichiarare per iscritto, anticipatamente, la volontà di morire in modo naturale e rifiutare le cure tecnologiche di sostegno che portano a una vita artificiale, a uno stato vegetativo permanente».
Sì. Chi cura non può dare la morte. “Ippocrate è il primo medico che inizia ad ascoltare il paziente e cerca di curarlo integralmente” replica il direttore del quotidiano cattolico Avvenire, Marco Tarquinio, che nello spettacolo teatrale dava voce al medico greco. “Il medico è sempre un servo della vita e mai un padrone della morte. Non somministrare farmaci che uccidano e difendere la vita restano i capisaldi della sua professione. Il medico agisce secondo scienza e coscienza: la libertà del paziente è complementare alla sua. Ippocrate sente il compito di sconfiggere il dolore, non la morte, che per un greco è qualcosa di ineluttabile».
Dipende. Ogni decisione merita rispetto. “Le ragioni del giuramento di Ippocrate vanno ricondotte al contesto storico, perciò lo assolvo”» afferma Stefano Dambruoso, magistrato. Nello spettacolo al Teatro Studio interpretava la parte del giudice. «Quanto ai medici di oggi, fanno una scelta deontologica, hanno indicazioni chiare sul fine-vita e sulle condotte da adottare e sono quindi più vicini alla volontà del paziente».

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.