
Nel suo discorso alla Nazione il presidente Obama l’ha detto chiaro e tondo: «Ogni dollaro che spenderemo per la mappatura del cervello umano ci porterà 150 dollari di investimenti. La Brain Activity Map è infatti la sfida numero uno in campo scientifico dei prossimi anni e gli Stati Uniti sono intenzionati a vincerla». Più che un annuncio, è sembrata una dichiarazione di guerra, giustificata forse dallo «schiaffo» che l’Europa ha dato all’America con la scoperta del tosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, nei laboratori del Cern di Ginevra, particella che il Ferm Lab di Chicago sta ancora cercando… Con il discorso di Obama si è aperta insomma una battaglia al microscopio identica a quella che abbiamo visto negli anni 90 perla mappatura del Dna. E se per il «progetto Genoma» erano stati previsti 15 anni di lavoro e 3 miliardi di dollari, 3 miliardi (e 10 anni di lavoro) sono stati messi sul piatto anche questa volta. L’obiettivo è ambizioso: si tratta di mappare tutte le attività neurologiche conosciute (e sconosciute) del cervello, partendo dalla catalogazione di cento miliardi di cellule. Per prima cosa bisognerà capire la funzione di ogni neurone, quindi scoprire a quale altra cellula cerebrale è connesso. Mappando le connessioni tra le cellule nervose di certe funzioni, si potrà in futuro sviluppare un modello computerizzato per spiegare in che modo si generino i pensieri, le sensazioni e i movimenti. Ma si potranno anche capire le origini delle malattie neurologiche, Alzheimer e Parkinson in testa. L’Europa intanto non sta a guardare: la Commissione Europea ha lanciato lo Human Brain Project. Invece di una mappatura, qui si tratta di raccogliere tutte le conoscenze scientifiche sul cervello in un computer per realizzare un simulatore delle sue attività. E a dimostrare l’importanza storica di questa ricerca, a Berlino è stata aperta la mostra Zukunft Gehirn- Brain Future (www.max-planck-science-gallery.de), visibile fino al 5 settembre nella nuova Science Gallery del Max Planck Institute. Laboratori virtuali, installazioni multimediali, viaggi al microscopio in 3D, e video sulle nuove frontiere del neuro imaging sono a disposizione di tutti. «Con questo il Max Planck vuole portare la ricerca di punta fuori dai laboratori, spiegarla alla gente, perché quello cui ci stiamo avvicinando è la più grande rivoluzione che l’uomo abbia mai visto» dice la neurobiologa Christina Beck. Ma la crisi che attanaglia l’Unione europea e la situazione ancora non rosea dell’economia americana, genera forti perplessità: a fronte dei 3 miliardi americani dei prossimi dieci anni, l’Ue è in gioco con un budget di un terzo. «Siamo sommersi dalle critiche per le somme di cui il mondo scientifico ha bisogno per la mappa. Quando siamo andati sulla luna per fortuna nessuno ha guardato la bolletta del gas» dice Rafael Yuste, neuroscienziato alla Columbia University di New York, che ha dato contributi alla mostra di Berlino. «Il punto è che le neuroscienze sono ancora nella culla» dice Yuste. «Si tratta di costruire nuove strade in un Paese che ancora non conosciamo. Ma senza queste strade non potremo mai conoscerlo». E a questo proposito Max Plank e Stanford University hanno messo a punto un esperimento per la mostra. E un film al centro del cervello: prima ce lo fa vedere per come lo conosciamo, cioè poco, e dunque sfocata. Poi come lo vedremmo, in 3D, a mappatura completa. E il viaggio nel cervello diventa un viaggio nell’universo.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.