
Arriva con decreto legge il salvacondotto per le cure alla piccola Sofia e agli altri malati affetti da gravi patologie neuro-degenerative in terapia con il contestato «metodo Stamina». Il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei ministri concede «in via eccezionale» l’autorizzazione a proseguire le cure a tutti i pazienti che hanno già iniziato il trattamento a base di cellule staminali, preparate con la formula top-secret della «Stamina Foundation». Una disposizione che mette fine anche ad alcune situazioni paradossali, come quella della piccola Erika, alla quale a Torino i magistrati avevano negato l’autorizzazione alla cura concessa invece al fratellino. Il semaforo verde si accende anche per chi si era visto interrompere la terapia da decisioni dei giudici o per chi la cura l’ha iniziata in strutture non autorizzate, come i laboratori degli Spedali civili di Brescia, dove è in cura Sofia e dove un’ispezione dell’Agenzia Italiana del farmaco aveva recentemente denunciato l’assenza delle condizioni per la produzione di medicinali stabilite dalla legge. «La norma si basa sul principio etico per cui un trattamento sanitario già avviato che non abbia gravi effetti collaterali non deve essere interrotto» spiega il ministro della Salute, Renato Balduzzi. Che precisa: «il decreto considera coma avviati anche i trattamenti per i quali sono stati compiuti solo atti preparatori, come il prelievo di cellule dal paziente o dal donatore e quelli già autorizzati dall’Autorità giudiziaria». Ma in tutti questi casi, assicura il Ministro, ci sarà una attenta valutazione dell’efficacia della cura. Precisazioni che forse non basteranno a rimuovere lo scetticismo di buona parte della comunità scientifica. Come quello espresso in una lettera aperta allo stesso Balduzzi da tredici medici e ricercatori, che pochi giorni fa avevano parlato di «efficacia non provata» e di «permessi concessi sull’onda delle emozioni». Ma se la decisione è destinata a far storcere il naso a molti scienziati la famiglie dei piccoli in cura ringraziano, anche se c’è chi come il padre della piccola Sofia, Guido De Barros, parla di «mezza vittoria», riferendosi alla seconda parte del decreto, quella che per il futuro prevede una regolamentazione più severa delle cure compassionevoli in generale e di quelle a base di staminali in particolare. D’ora in poi, mette in chiaro il provvedimento, medicinali di terapia genica, cellulare somatica o frutto di ingegneria tessutale, «possono essere utilizzati esclusivamente in ospedali pubblici, cliniche universitarie o Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico». Con un successivo regolamento ministeriale da emanare nei prossimi giorni saranno inoltre fissate regole più severe per garantire la sicurezza dei pazienti e sarà fissata una precisa procedura di valutazione dell’efficacia di queste terapie. Un modo per far poggiare su basi più scientifiche le speranze sulle nuove cure di oltre cinquecento persone affette da gravissime malattie neurodegenerative. Il decreto ha infine prorogato di un anno, al 1 aprile del 2014, la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, fotografati in condizioni spesso indecorose dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sanità ma che fino ad oggi le Regioni non hanno saputo sostituire con strutture alternative.

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