
Napoli — La Città della scienza è morta. Quella Città della scienza sfiorata dal mare di Coroglio e illuminata da una luce di futuro in una Napoli sempre in ritardo, così come era non ci sarà più. Potrà sorgerne una identica, se dopo la grande solidarietà emotiva arriveranno anche gli interventi concreti, gli stanziamenti, i fondi. Ma non potranno ricostruirla lì, proprio sulla linea di costa, perché ci sono vincoli rigidi, e solo il riutilizzo dei capannoni di archeologia industriale aveva consentito di occupare quello spazio. Ora che tutto è distrutto bisognerà spostarsi altrove. Certo, sempre nell’area ex Italsider, ma serviranno altri studi, altri progetti. Quindi per adesso c’è solo che quella Città della Scienza l’hanno uccisa. Hanno ucciso il Planetario e il museo interattivo, l’Officina dei Piccoli e l’incubatore di imprese, le esposizioni di Futuro Remoto e pure il server per il sito Inter-net. In una sola notte l’hanno cancellata perfino dal mondo virtuale. E ci deve essere per forza qualcuno dietro quell’incendio così impetuoso e vasto e veloce. Un fronte di fuoco di centinaia di metri non si scatena tanto rapidamente solo con un corto circuito. Le perizie sono appena iniziate, ma già qualcosa di strano sta venendo fuori. Segni che lasciano pensare non a un solo punto di innesco delle fiamme ma ad almeno quattro o cinque, se non anche di più. Tutto è ancora da verificare, però in Procura, pur senza ancora alcuna ipotesi sul movente, c’è già un fascicolo contro ignoti, e due pubblici ministeri — uno che si occupa di camorra e l’altro di criminalità comune — sono stati incaricati di condurre insieme le indagini affidate alla polizia Dovranno cominciare col capire chi potrà trarre vantaggio dalla distruzione della Città della scienza Ed è forse il nodo più difficile da sciogliere. Perché questa realtà così preziosa e prestigiosa non aveva altra ricchezza che la cultura e il sapere. Soldi a Città della Scienza non ce ne sono. I lavoratori non prendono lo stipendio da undici mesi e la loro speranza era la cassa integrazione a rotazione. Non ci sono appalti da affidare, incarichi da assegnare. Solo crediti da vantare con il ministero dell’Università e della Ricerca, e in parte con la Regione. Ma nessuna certezza su quando quegli enti avrebbero onorato i debiti. Eppure nel silenzio di tutti lì si è sempre continuato a lavorare. La città intorno, quella con la lettera minuscola, non si è mai accorta di quanto stessero soffrendo le donne e gli uomini della Città della scienza, e con quanta tenacia e quanto impegno continuassero a portare avanti il loro progetto anche in un quadro economico disastroso. II perché lo si capisce oggi vedendo le lacrime dei lavoratori che se ne stanno immobili davanti al cancello oltre il quale vigili del fuoco e poliziotti si muovono tra le macerie alla ricerca di indizi. Parlano a bassa voce, si scambiano sorrisi tristi e carezze, ogni tanto qualcuno si abbraccia. Vivono questa sciagura come un lutto, e non solo perché temono di perdere il lavoro e quindi anche la speranza che quel lavoro torni a essere retribuito. Piangono perché gli è stato tolto qualcosa che era parte di loro. Qualcosa che li univa in un sogno e che li unisce ancora. Mai vista, per esempio, una assemblea in un momento così critico dove nessuno urla. Nessuno litiga, nessuno prevarica. Piuttosto applaudono chi va al microfono, e quando ci va Vittorio Silvestrini, il fondatore di Città della Scienza, l’applauso diventa quasi un abbraccio. E alla fine nessuno, proprio nessuno, farà caso al fatto che il sindaco de Magistris all’assemblea ha mandato il suo vice Sodano, mentre lui è andato tra le macerie del rogo a parlare con poliziotti e vigili del fuoco. Come fosse ancora un magistrato.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.