Pillola del giorno dopo se c’è violenza. Così i prelati spagnoli seguono i tedeschi

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Corriere della Sera
Luigi Accattoli

Città del Vaticano — La «pillola del giorno dopo» torna d’attualità nel dibattito interno alla gerarchia cattolica: dopo i vescovi tedeschi, che la scorsa settimana avevano parlato di un suo uso «lecito» da parte di donne violentate, un’analoga affermazione è arrivata ieri dal portavoce della Conferenza episcopale spagnola. Sia i tedeschi sia gli spagnoli pongono come condizione alla «liceità» che si tratti di pillole «anticoncezionali» e non «abortive», distinzione che riconduce il caso nei limiti fissati dalla dottrina ufficiale, o almeno nei suoi paraggi e — in tali limiti — trova un «cauto consenso» anche in Vaticano, negli ambienti della Pontificia Accademia per la vita. Si tratta comunque di una reale novità, seppure non dottrinale» specificano in Vaticano, ma «nell’applicazione della dottrina»: in quanto fino a questo pronunciamento dei tedeschi non si era a conoscenza dell’esistenza di farmaci contraccettivi del giorno dopo con caratteristiche esclusivamente contraccettive. Si tratterebbe dunque della presa d’atto di una nuova possibilità «medica» che fino a oggi era ammessa solo teoricamente. La spinosa questione è stata riaffrontata ieri a Madrid — a quanto riferisce l’edizione on line di El Mundo — dal vescovo ausiliare della capitale spagnola e portavoce dei vescovi Juan Antonio Martinez Camino, con una dichiarazione a commento del pronunciamento dei tedeschi: «La violenza sessuale non è un atto coniugale, ma un atto di ingiustizia e violenza e in questo caso, è legittimo impedire la fecondazione, purché si disponga di una pillola che eviti che ci sia concepimento, non di una che provochi l’espulsione dell’ovulo fecondato». «Forse esiste in Germania — ha aggiunto con raddoppiata cautela — ma a noi non consta l’esistenza di questa possibilità tecnica». In reazione alle parole del vescovo le società mediche spagnole si sono affrettate a dichiarare che la «pillola post coitale commercializzata in Spagna non è un composto abortivo». I foglietti informativi del ministero della Sanità spiegano che «è un farmaco ormonale che impedisce o ritarda l’ovulazione e nella maggioranza dei casi evita la gravidanza, ma mai la interrompe». Per cogliere il vero punto in discussione occorre risalire alla dichiarazione dei vescovi tedeschi, pubblicata il 21 febbraio a conclusione della sessione della loro Conferenza che si è tenuta a Treviri. Essa autorizzava cliniche e ospedali cattolici a prescrivere pillole del giorno dopo alle donne che siano state vittime di violenza sessuale, purché si tratti di «farmaci in grado di evitare la fecondazione e non di farmaci dagli effetti abortivi». Il comunicato dei vescovi specificava anche che una tale autorizzazione «è possibile grazie all’esistenza, oggi sul mercato, di prodotti farmaceutici che hanno effetti nuovi». La parziale apertura dei vescovi tedeschi era arrivata dopo le polemiche sollevate dal caso di una donna stuprata che si è vista negare la possibilità di assumere la pillola del giorno dopo da due cliniche cattoliche di Colonia. Già l’arcivescovo di Colonia, cardinale Joachim Meisner, aveva preso una posizione possibilista con una nota del 31 gennaio che la Conferenza dell’episcopato ha in sostanza fatto propria. E stato l’autorevole cardinale Karl Lehmann, vescovo di Magonza, a trattare la questione in assemblea e a suggerire la decisione che poi è stata adottata, parlando in qualità di presidente della Commissione dottrinale. Lehmann ha invitato a distinguere tra i «principi attivi dei diversi farmaci oggi in commercio», affermando che sono da considerare «inaccettabili» sia quelli che uccidono l’embrione sia quelli che ne impediscono l’annidamento; mentre sono da ritenere leciti — sempre per rimediare alle conseguenze di una violenza — «quelli che si limitano a impedire la fecondazione» e dunque esercitano «un’azione esclusivamente contraccettiva e preventiva»

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