Se Roberto Maroni vincerà le elezioni regionali, il nuovo direttore generale alla sanità sarà il dottor Rossi, una carriera brillante e in ascesa, esperienza sul campo, un uomo che ancora non ha ricoperto incarichi a livello regionale, l’uomo giusto per dare un segno di cambiamento nella continuità. Se invece dovesse vincere Umberto Ambrosoli, l’incarico sarà affidato al dottor Bianchi, navigato tecnico di lungo corso, uomo di gran rigore morale, che si è sempre distinto per capacità professionali e serietà. I nomi sono naturalmente di pura fantasia ma il chiacchiericcio sui candidati ai posti di comando della sanità regionale no, è quotidiano, negli ospedali, nelle Asl, nel mondo della politica.
In tutto questo però qualcosa sfugge: se tutti oggi, da destra a sinistra al centro, riaffermano con forza che i tecnici non devono avere colore politico e devono essere super partes, scelti solo in base alle loro capacità professionali, allora perché il dottor Bianchi non potrebbe essere anche il tecnico di Maroni e, viceversa, il dottor Rossi quello di Ambrosoli? Perché è già ricominciata, anzi non è mai finita, la solita logica dell’occupazione dei posti in base all’appartenenza.
La colpa non è certo dei due candidati (ovviamente di candidati ce ne sono molti altri ma semplifichiamo per brevità), ma delle logiche di un vecchio modo di far politica. Anche i cittadini sono ormai talmente assuefatti a questa realtà che già si aspettano la messa in atto dei soliti schemi decisionali. Ricordo con un certo fastidio che solo qualche anno fa, in occasione di un evento pubblico tenutosi nell’aula magna dell’Università Statale, un noto politico, in passato anche assessore regionale alla Sanità, affermò dal palco con forza la correttezza di scegliere i direttori generali, anche degli ospedali, in base all’appartenenza, per la giusta condivisione di un progetto. Nessuno tra il pubblico fiatò.
Il Corriere della Sera rispose di lì a pochi giorni con una serie di interventi sul merito e sulla trasparenza in sanità che restano, anche rileggendoli ora, più che attuali. Oggi la vera battaglia è come sempre riportare il merito in sanità e lasciare alla politica solo un ruolo di direzione strategica, senza ingerenze e senza invasioni di campo.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.