
Roma. “Le Docteur de la Mort”, il dottor morte. Sta dilaniando la Francia il caso di Nicolas Bonnemaison, il medico di pronto soccorso di Bayonne, nel sud-ovest del paese, accusato di aver avvelenato almeno otto pazienti come gesto di “compassione”. Bonnemaison ha somministrato loro il Norcuron, un farmaco a base di curaro che causa la paralisi respiratoria. Il dottore ha ammesso le colpe, ma, ha spiegato di non essere pentito del gesto, perché “vorrei che si trattasse il tema dell’eutanasia a viso aperto”. Il medico ha spiegato “le circostanze delle decisioni prese di fronte alla sua coscienza, per mitigare la sofferenza di persone che sarebbero morte nei minuti seguenti”. Tre giorni fa il dottor morte è stato radiato dall’Ordine, in attesa che si pronunci il tribunale dove Bonnemaison rischia l’ergastolo. E se il Monde ha difeso le attenuanti dell’azione del medico, sostenendo che non ha inflitto, ma “lenito” le sofferenze dei pazienti uccisi con l’iniezione letale, gruppi di pressione pro eutanasia hanno raccolto undicimila firme per scagionarlo dalle accuse. Il caso è decisivo mentre il presidente socialista Francois Hollande promette una legge sul suicidio assistito. All’Eliseo giace infatti il “rapporto Sicard”, nel quale il professor Didier Sicard, incaricato della ricerca, propone la sedazione terminale che accompagna in coma il paziente fino alla morte. Intanto il dottor Bonnemaison è diventato un eroe popolare. Su Facebook pagine a suo sostegno hanno raccolto già 48 mila “like”, perché si dice che “il medico ha sempre esercitato la sua professione con umanità, integrità e intelligenza”. Appelli pubblici da parte di medici e infermieri sono promossi per la sua liberazione, con slogan come: “Vorrei il dottor Bonnemaison al mio fianco”. Contro la tesi addotta dal medico a propria difesa, però, ci sono le testimonianze delle badanti degli anziani uccisi da Bonnemaison: “Erano stabili”. Alcuni famigliari delle vittime hanno fatto causa al medico, affermando che non c’era alcun consenso per sedare a morte i loro parenti. Il caso di Bonnemaison è stato paragonato a quello di Jack Kevorkian, il medico che sulla stampa americana veniva descritto come “a fighter of the right to die” per aver “aiutato” almeno 130 malati a morire, alcuni dei quali però neppure terminali. L’ ” eutanasia non richiesta”, come è stata ribattezzata nel caso di Bonnemaison, avanza intanto nella vicina Olanda. Alcuni giorni fa una donna che soffriva di demenza senile è diventata la prima a morire di eutanasia anche se non era più in grado di esprimere la sua volontà. Nonostante ciò, una commissione medica ha approvato il suo “diritto a morire”. Oltreoceano si saluta già la decisione come un passo epocale nella pratica eutanasica. Sulla rivista dell’Hastings Center, il più influente centro di bioetica al mondo, in un volume dal titolo “Alzheimer’s disease and personhood”, un ricercatore scrive: “Come negli Stati Uniti, anche in Olanda il tema del suicidio assistito è emerso in connessione al cancro. Gli olandesi hanno da poco cominciato a usare i criteri di sofferenza insopportabile senza prospettive di miglioramento anche ai malati di Alzheimer. Dovremmo essere grati agli olandesi per questo tentativo”. Negli stessi giorni in Belgio si tagliava un altro traguardo. Due gemelli, sordi dalla nascita e afflitti da una malattia che li avrebbe ridotti alla cecità, hanno potuto ricorrere all’eutanasia per mettere fine alle loro “sofferenze psicologiche”. Così, nell’ospedale universitario di Bruxelles, i medici – malgrado l’assenza di patologie incurabili che legittimassero per legge l’eutanasia – hanno soddisfatto il loro ultimo desiderio: un’iniezione letale. I socialisti hanno già proposto di estendere l’eutanasia a minorenni e malati di Alzheimer.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.