Sarano decisioni spaziali difficili e sicuramente contrastate quelle che i ministri della Ricerca dei venti Paesi Europei dovranno prendere nei prossimi due giorni a Napoli. Difficili, perché bisogna compiere scelte strategiche in un momento di crisi, ma che peseranno in alcuni casi per almeno due decenni; contrastate, perché gli interessi di Germania e Francia, le due nazioni maggiori finanziatrici dell’Esa (European Space Agency), non coincidono sui due programmi più rilevanti di cui si discuterà sotto il Vesuvio. Alle loro spalle c’è l’Italia che deve salvaguardare il ruolo di terzo partner spaziale difendendo gli investimenti compiuti nei sistemi di lancio, nelle telecomunicazioni e nell’osservazione della Terra. L’ultimo Consiglio ministeriale dell’Esa si è tenuto nel 2008 (in media è ogni tre anni) a L’Aia e l’attuale si riunisce nella Penisola essendo nel periodo di presidenza italiana. Giocare in casa speriamo porti fortuna. Davanti c’è l’Europa dove l’Esa ha aiutato a crescere un’industria d’avanguardia con sei miliardi di euro di fatturato e 37 mila addetti ad elevata specializzazione. Scopo dell’Agenzia diretta dal francese Jean-Jacques Dordain è esplorare lo spazio, salvaguardare l’ambiente terrestre, favorire la crescita delle conoscenze scientifico-tecnologiche, aiutando la competitività dell’economia stimolandone ora la ripresa. Per soddisfare tali obiettivi c’è un programma scientifico obbligatorio con un finanziamento previsto di circa 3.8 miliardi su 5 anni rimasto invariato. I confronti si faranno invece accesi sui programmi facoltativi dove è sul tavolo una proposta di spesa di 8 miliardi, più altri 7 da aggiungere nel 2014. Su queste cifre ci sono opinioni diverse. Da parte italiana sono giudicate eccessive ricordando che nel 2008 la spesa era di 6 miliardi. «Gli impegni che l’Italia assumerà — nota Enrico Saggese presidente dell’Asi — dovranno tener conto dei limiti di budget imposti dal ministero e dagli impegni già contratti in passato. In cifre, la disponibilità annuale sarà di 400 milioni di euro, 300 dei quali per i programmi facoltativi». I due piani sui quali ancora si discute riguardano prima di tutto la costruzione del nuovo vettore spaziale Ariane-6 (costo 4 miliardi di euro) che per la Francia dovrebbe essere pronto nel 2017, mentre la Germania vuole potenziare l’attuale Ariane-5 con la nuova versione ME dotata di secondo stadio più capace e da rendere disponibile nel 2017/18. In tal caso Ariane-6 arriverebbe più tardi, nel 2028. Ma oltre i tempi ci sono anche tecnologie diverse: propulsione solida per Parigi e propulsione liquida per Berlino. La proposta che uscirà a Napoli darà tempo di sviluppare un progetto preciso per il 2014 quando si prevede il varo definitivo. La soluzione su cui potrebbe esserci un’intesa ipotizza primi stadi a propellenti solido e il superiore a liquido accontentando entrambi. «L’Italia sostiene innanzitutto lo sviluppo del vettore Vega realizzato da Avio per piccoli satelliti e collaudato con successo, potenziando il primo stadio — rileva Saggese —. Così ci avviciniamo alle caratteristiche francesi previste per Ariane-6 dove possiamo essere co-protagonisti. Inoltre prevediamo un uso allargato di Vega con un veicolo non abitato per studiare il rientro dall’orbita; una sorta di mini-shuttle». Il secondo tema di confronto riguarda la stazione spaziale che Parigi vorrebbe chiudere nel 2017 per tagliare gli oneri relativi, mentre i tedeschi sostengono il 2020. L’Italia condivide la prospettiva di Berlino ma non il baratto per compensare i costi da versare alla Nasa secondo il quale l’Europa dovrebbe partecipare alla costruzione del modulo di servizio della nuova capsula abitata americana Orion legata al ritorno sulla Luna, obiettivo caro ai tedeschi su cui lavorano. «Se dobbiamo condividere la Luna—conclude il presidente dell’Asi — preferiamo avvenga con un piano autonomo dopo la stazione spaziale». Ogni scelta si rifletterà sui finanziamenti a cui guardano grandi società come Avio, Thales Alenia Space e Selex di Finmeccanica ma anche le 23 piccole e medie aziende riunite nell’associazione Aipas.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.