Piazza di Spagna, la metro negata ai disabili

Corriere della Sera
Paolo Foschi

L’appuntamento è alle 13.45 a piazza di Spagna, angolo con vicolo del Bottino, in pratica ai piedi della scalinata più famosa del mondo, la Trinità dei Monti. Dopo aver ricevuto segnalazioni dai lettori sulle barriere architettoniche nelle stazioni del metrò, il Corriere della Sera ha organizzato un piccolo tour nella subway romana per verificare la situazione, con un Cicerone d’eccezione: Fiamma Satta, giornalista e blogger (diversamenteaff-abile.gazzetta.it/) costretta alla carrozzina dalla sclerosi multipla. L’idea è di prendere il metrò da piazza di Spagna a Termini, da qui cambiare e passare alla linea B, arrivare nella moderna stazione di piazza Annibaliano. Quindi tornare fino a Cavour. Poi da Cavour a Termini e infine di nuovo a piazza di Spagna. «Ci vorrà molto tempo, perché in diverse stazioni montacarichi e ascensori per disabili sono chiusi e incustoditi, prima che arrivi qualcuno passa mezz’ora» aveva pronosticato un dipendente della metro. Ma in realtà è andata molto peggio del previsto. 

Ecco che cosa è successo. Ci avviamo verso l’ingresso della stazione. Prima barriera. Un gradino insormontabile con la carrozzella. Cambiamo ingresso. A destra è indicato un ascensore per disabili. Qui non ci sono gradini. Ma la pulsantiera dell’ascensore è distante dalla porta. Un disabile da solo rischia di vedersi chiudere le porte in faccia senza poterle bloccare con la pulsantiera. E poi la prima – amara – sorpresa. L’ascensore non porta ai treni. Ma al piano superiore per accedere a Trinità dei Monti e godere del panorama dall’alto della scalinata. Un cartello però avvisa: «Uscita fuori servizio per i disabili». Andiamo a verificare. Scesi al primo piano c’è una ripida scala di oltre venti gradini. E il montacarichi per disabili è guasto. I cartelli, uno logoro e semi-strappato, sono lì da chissà quanto tempo». 

«Andiamo a prendere la metro», commenta Fiamma Satta. Torniamo al piano terra. E ci avviamo lungo il corridoio, che resta l’unico percorso verso i treni. In stazione, a questo livello non ci sono servizi igienici. Sulla sinistra si apre il corridoio con i «marciapiedi mobili» che portano a Villa Borghese. Inaccessibili con la sedia a rotelle. «Perché se voglio andare a Villa Borghese mi viene impedito?», si chiede Fiamma Satta. Andiamo avanti verso l’accesso ai treni. Ma anche qui il percorso diventa off limits per i disabili: c’è la scala mobile o in alternativa una ripida sequenza di gradini per la discesa. Non ci sono ascensori o montacarichi. Niente. Ci guardiamo intorno. 

C’è solo uno dei gabbiotti per le fototessera. «Almeno posso farmi la foto ricordo» ironizza Fiamma Satta, «anzi no». E indica in basso. Anche lì c’è un gradino. Torniamo indietro. Ci rivolgiamo all’addetto della biglietteria. «C’è solo la scala mobile per scendere» spiega l’impiego dell’Atac. «Ma se un disabile vuole prendere la metropolitana qui?», insiste Fiamma Satta. «C’è solo la scala mobile» ribadisce l’uomo. Inutile insistere. Il nostro tour nella metropolitana finisce qui, prima ancora di cominciare. Nella piazza forse più bella di Roma, famosa in tutto il mondo, frequentata ogni giorno da migliaia di persone, un disabile non può prendere il metrò. <CL9.9>Ps: in compenso, ha verificato Fiamma Satta, il bagno pubblico di piazza di Spagna gestito dall’Ama funziona, è abbastanza pulito ed è accessibile anche in carrozzina.

L’Associazione Luca Coscioni è una associazione no profit di promozione sociale. Tra le sue priorità vi sono l’affermazione delle libertà civili e i diritti umani, in particolare quello alla scienza, l’assistenza personale autogestita, l’abbattimento della barriere architettoniche, le scelte di fine vita, la legalizzazione dell’eutanasia, l’accesso ai cannabinoidi medici e il monitoraggio mondiale di leggi e politiche in materia di scienza e auto-determinazione.