Ottantatré milioni di euro sono stati assegnati dai ministero della Salute a 294 progetti di ricerca in medicina, giudicati i migliori tra i circa 3 mila presentati e valutati da una commissione internazionale, secondo 11 metodo più diffuso e riconosciuto a livello internazionale della peer review. Finalmente una breccia a favore della trasparenza e del merito. E quasi il 40 per cento dei fondi, pari a 32 milioni di erro, è andato a progetti di ricercatori con meno di 40 anni. Ma un’altra novità, anche questa mutuata dall’estero, consiste nel fatto che I fondi sono assegnati al singolo ricercatore e non all’università o al centro studi di riferimento; in questo modo da una parte viene responsabilizzato il vincitore del bando che dovrà gestire direttamente le somme e rendere conto dei loro utilizzo, dall’altra si può innescare un meccanismo di competizione tra gli istituti di ricerca per accaparrarsi i migliori studiosi che portano con sé non solo competenze e conoscenze ma anche fondi.
È un passo avanti significativo, che ognuno può giudicare da sé, dal momento che i progetti vincitori, come le schede di valutazione degli esperti, sono accessibili su Internet e a disposizione di tutti. Se il sistema funziona davvero Io vedremo tra un anno quando, mi auguro, i primi frutti delle ricerche saranno resi pubblici e consultabili. Infatti, solo assicurando la trasparenza anche nei risultati ci renderemo corto se le nuove regole sono servite a selezionare chi davvero lo merita. E, con i risultati alla mano, si potrà anche sperare di abolire per sempre l’inutile e dannoso metodo della distribuzione a pioggia.