Compirà 87 anni il 28 novembre prossimo. Ma ha un look e la verve di un uomo di mezza età. Il professor Umberto Veronesi, medico chirurgo e oncologo di fama mondiale, senatore dal 2008 al 2011 nella XVI legislatura, ha collezionato nella sua lunga e prestigiosa carriera riconoscimenti in ogni parte del pianeta. Con il suo sorriso aperto, che infonde fiducia, è sempre stato capace di trasmettere ottimismo ai suoi pazienti. Come pure ai lettori dei suoi libri, l’ultimo dei quali è II primo giorno senza cancro (Edizioni Piemme) uscito in questi giorni. Un saggio in cui, per la prima volta, l’autore spiega con un linguaggio accessibile e divulgativo i passi da gigante compiuti dalla medicina. E fa una previsione sul futuro prossimo della lotta contro questa patologia. (Si potrà controllare la malattia» Professore, il suo ultimo libro ha un titolo bellissimo e rassicurante: Il primo giorno senza cancro. E una realtà che potremo vivere molto presto? «E una realtà che vivremo, ne sono assolutamente convinto. Come spiego nel libro, la scoperta di tutte le cause biologiche e ambientali dei tumori — un processo che sta avvenendo a un ritmo sempre più veloce — ci permetterà di intervenire su ognuna di esse e quindi di controllare questa malattia, come la medicina ha fatto per tutte le grandi epidemie del passato». È possibile dire quando? «Rispondere con precisione alla domanda "quando" è difficile. Possiamo basarci sui risultati ottenuti negli ultimi decenni e affermare che, se la ricerca continua a progredire ai ritmi attuali, fra dieci o vent’anni potremo raggiungere, per la maggioranza delle forme tumorali, tassi di guaribilità molto elevati, che cancelleranno la sua etichetta di "male del secolo"». Quale messaggio intende dare alle lettrici e ai lettori? «Vorrei sottolineare che l’obiettivo di un mondo senza cancro dipende anche da loro. La lotta a questa malattia — in realtà si tratta di molte malattie diverse che, per semplicità, chiamiamo "cancro" — richiede oggi un impegno della società nel suo insieme, a livello individuale e collettivo. Individualmente possiamo credere nella prevenzione, adottare stili di vita sani e aderire alla diagnosi precoce. Non va mai dimenticato che la storica inversione di tendenza nella mortalità per cancro nel mondo — fino ad allora in crescita — è avvenuta negli anni Novanta, grazie alla prevenzione. Come comunità, dobbiamo avere fiducia nella scienza e promuovere un approccio razionale a quello che è uno dei maggiori problemi socio-sanitari moderni, scacciando le paure e i fantasmi che la parola "cancro" purtroppo ancora suscita in molti di noi». «Abbiamo raggiunto traguardi Importanti» A quale punto è la ricerca? Quanti anni dovremo attendere per dire d’aver vinto la battaglia contro i tumori? «Sono fiducioso proprio in ragione dei traguardi molto avanzati che ha conseguito la ricerca, soprattutto a seguito di due rivoluzioni recenti: lo sviluppo della tecnologia — in particolare la diagnostica per immagini — e la conoscenza del Dna. Credo che l’attacco combinato al tumore, con questi due strumenti straordinari e con l’indispensabile aiuto della popolazione, ci metta in vantaggio nella sfida contro la malattia». La scoperta del genoma umano, avvenuta una dozzina d’anni fa, è la vera chiave di volta per sconfiggere definitivamente la malattia? «La decodifica del genoma umano, cioè l’identificazione dei circa 30 mila geni che compongono il Dna dell’uomo, ci ha messo sulla strada giusta per arrivare all’obiettivo. Il cancro origina da un danno a uno o più geni e ora abbiamo la possibilità di identificare quelli danneggiati e di ripararli. I geni sono le particelle più elementari dal punto di vista biologico e, grazie alle nanoscienze (punto d’incontro di diverse discipline, dalla fisica quantistica alla biologia molecolare), oggi possediamo tecnologie e strumenti per analizzarli nei dettagli più minuti». Ha sconfitto paure e pregiudizi Quando lei ha inventato la quadrantectomia (l’asportazione parziale della mammella) ha liberato le donne colpite da tumore al seno dall’incubo della mutilazione. Oggi qual è la percentuale di guarigione per le pazienti operate con questa tecnica? «La percentuale di guarigione è passata dal 20-30 per cento degli anni Cinquanta all’8085 di oggi e questo perché sempre più tumori si presentano all’oncologo in fase iniziale. Credo che un importante valore aggiunto della chirurgia conservativa è quello di aver avvicinato le donne alla diagnosi precoce, appunto allontanando l’incubo di una possibile mutilazione. Questo circolo virtuoso può portare a una mortalità zero per il tumore del seno. Abbiamo dimostrato, con uno studio clinico all’Istituto Europeo di Oncologia, che se un tumore viene scoperto quando è impalpabile, cioè rilevabile solo con esami strumentali, le possibilità di guarigione arrivano al 98 per cento. Oggi i tumori diagnosticati in fase impalpabile sono circa il 30 per cento. In linea teorica, se arrivassimo vicini alla totalità dei casi, il tumore del seno sarebbe debellato». Qual è invece II tumore meno curabile? «Ci sono alcuni tipi di cancro che ci creano molti problemi, fra cui quelli del pancreas e quelli cerebrali». Quali progressi sta registrando lo Ieo, Istituto europeo di oncologia, di cui è direttore scientifico? «Allo Ieo vengono applicate le metodologie di ricerca e cura più avanzate a livello nazionale e internazionale. Oggi, fortunatamente, i progressi della medicina avvengono a livello mondiale e non in un singolo istituto o Paese. Ciò che caratterizza lo Ieo è l’attitudine alla ricerca: da noi ogni medico clinico fa ricerca e ogni studioso si interessa alla clinica. Quest’osmosi ci permette di offrire ai nostri malati le terapie più avanzate e innovative a disposizione». Qual è la missione della Fondazione Umberto Veronesi, da lei creata nel 2003? «Promuovere il progresso delle scienze attraverso il sostegno alla ricerca scientifica e la creazione di una cultura della scienza. È nata come movimento culturale per contrastare il sottile spirito anti-scientifico della nostra Penisola, che è spesso causa di immobilismo e di freno all’innovazione e allo sviluppo. Vogliamo convincere l’Italia che, senza ricerca scientifica, non c’è futuro. Per esempio: con le sue cento borse di ricerca, la Fondazione intende creare una compagine di giovani in grado di inserirsi nei centri di ricerca all’avanguardia nel nostro Paese e all’estero e mantenere nel futuro l’alta produttività scientifica nazionale». Fiero di essere "donna ad honorem" Lei ha ricevuto quattordici lauree honoris causa e tanti altri riconoscimenti. Le hanno persino dedicato un tratto del lungomare di Jesolo. C’è un’onorificenza a cui tiene in modo particolare? «Sono stato proclamato "donna ad honorem" da un’importante associazione femminile. È questo il riconoscimento di cui vado più fiero». Scienziato e chirurgo di fama internazionale, scrittore di successo ma anche patriarca. Dei suoi sette figli Alberto è un importante musicista, mentre Paolo, anche lui chirurgo, l’affianca all’Istituto europeo di oncologia e nella Fondazione. È quest’ultimo il suo successore in pectore? «Sono orgoglioso di tutti i miei figli e ho con loro un rapporto di amore totale. Oltre ad Alberto e Paolo, che lei ha citato, un altro è un ottimo economista, un altro ancora un brillante architetto e un terzo sta perfezionando all’estero i suoi studi, sempre in ambito architettonico. Le mie figlie sono una chirurgo-toracico e l’altra avvocato, entrambe con promettenti prospettive di carriera. Ma Paolo è il primo dei sette e per questo motivo gli ho chiesto di presiedere la Fondazione».
Intervista ad Umberto Veronesi – Veronesi: “Non è lontano il giorno in cui diremo addio ai tumori. Merito della ricerca e della prevenzione”
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