Creare uno scudo protettivo per la mielina, la guaina che isola come una nastro i nervi, attraverso le cellule staminali dello stesso malato, selezionate e moltiplicate in laboratorio. E questo l’obiettivo della nuova strada per combattere la sclerosi multipla messo a punto a Genova, che passa appunto attraverso l’impiego delle cellule staminali. All’inizio di giugno prenderà il via la prima sperimentazione al mondo su un numero significativo di pazienti (saranno 160) condotta con particolari cellule, chiamate mesenchimali. A Genova è previsto il reclutamento di circa 6-7 malati, colpiti da forme diverse della patologia. L’annuncio è stato dato ieri a Roma dal responsabile del Centro sclerosi multipla dell’Università di Genova Antonio Uccelli, in occasione della Giornata Mondiale sulla malattia. Lo studio clinico, che verrà coordinato proprio da Genova e dal Canada per tutto il mondo, si chiamerà Mesems e coinvolgerà Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Danimarca, Svezia e Canada. A sostenere economicamente la ricerca per la parte italiana e parte dello studio internazionale, è la Fondazione italiana sclerosi multipla. L’obiettivo di questa sperimentazione è dimostrare che queste cellule staminali sono in grado di spegnere l’infiammazione e riparare i tessuti danneggiati, contrastando la formazione delle placche che si generano nel sistema nervoso e danno origine ai vari sintomi della malattia. «Il trattamento prevede dapprima un prelievo dall’osso, che permetta di ricuperare le cellule staminali mesenchimali – spiega Gianluigi Mancardi, Direttore del Dipartimento di Neuro-scienze Oftalmologia e Genetica dell’Università di Genova. Le cellule recuperate vengono poi inviate a Bergamo, presso un laboratorio specializzato, che le seleziona e ne aumenta il numero. Infine queste unità vengono nuovamente immesse nel sangue del paziente». Fino ad oggi, nel mondo sono stati condotti solamente piccoli studi su numero esigui di malati per valutare approcci simili a quello "made in Genoa". «L’obiettivo di questo studio, oltre a valutare la sicurezza di questa tecnica che comunque non dovrebbe creare particolari problemi su questo fronte, è capire se l’infusione di staminali mesenchimali può avere azione sulle lesioni causate dalla malattia – prosegue Mancardi. Per questo verrà eseguita una risonanza magnetica prima dell’inizio della cura, poi lo stesso esame verrà ripetuto dopo il trattamento». La speranza, ovviamente, è quella di arrivare ad una cura che possa davvero proteggere la mielina, riparare il danno e quindi ridurre l’entità delle lesioni e il loro impatto sull’organismo. Lo studio Mesems rappresenta il coronamento di una ricerca che già aveva posto Genova come punto di riferimento mondiale per queste nuove possibilità terapeutiche. Qualche tempo fa, infatti, una ricerca di Antonio Uccelli e Elisabetta Traggiai dell’Istituto Gaslini, aveva descritto un nuovo meccanismo attraverso il quale le cellule staminali mesenchimali, particolari staminali adulte isolate dal midollo osseo, possono modificare la risposta immunitaria alla base delle riaccensioni della malattia Ora l’obiettivo è arrivare a far sì che queste staminali, pur non potendo riparare quanto già la malattia ha deteriorato, riescano a frenare le cellule del sistema immunitario che aggrediscono le proteine della mielina, e quindi proteggere le cellule nervose.
Sclerosi, parte da Genova il super test con le staminali
Secolo XIX Genova