Perchè la fuga all’estero per avere figli?

Diva e Donna

Nel 2004, quando fu approvata la Legge 40 sulla procreazione assistita (vedi anche p. 82), non ebbi alcun dubbio sul fatto che si trattasse di una normativa pessima, gravemente lesiva della libertà personale. Al referendum (che non raggiunse il quorum) votai convintamente quattro "sì". Certo non potevo immaginare che ci sarebbe stato un peggio. Vado con ordine. I motivi per cui non mi piaceva la legge erano semplici: mi pareva assurdo impedire a una donna di congelare i propri embrioni in sovrannumero, per poter ripetere l’impianto nel caso il primo non andasse a buon fine; trovavo altrettanto assurdo vietare a una coppia sterile di ricorrere alla donazione di seme od ovocita esterni, e addirittura folle impedire a un uomo e a una donna di eseguire una diagnosi preimpianto sull’embrione (per poi magari ricorrere all’aborto poche settimane dopo, in caso di malattia); e mi pareva miope, infine (fermi restando confini chiari e invalicabili, per esempio quello della donazione umana), limitare alcune importanti possibilità nel campo della sperimentazione medica. Un faro dall’Europa In breve, ero convinta che fosse insostenibile la posizione di chi, per difendere presunti "diritti del concepito", finisse con il ledere quelli di altri: per esempio i genitori, i malati che magari tra anni potrebbero essere curati grazie alla donazione terapeutica. L’idea che l’embrione non impiantato sia una persona non è scientifica, bensì filosofica e/o religiosa. Una convinzione di fede. Legittima, ma ingiusta quando si vuole imporla a chi non la sente come propria. Nel 2009 il Tar del Lazio dichiara illegittimo il divieto di diagnosi preimpianto; pochi mesi più tardi la Corte costituzionale si pronuncia dichiarando parzialmente incostituzionali due commi dell’articolo 14 della legge, quello che prevede che gli embrioni prodotti non possano essere superiori a tre e che debbano essere oggetto "di un unico e contemporaneo impianto"; e il comma che non prevede che l’impianto dovesse essere effettuato senza pregiudizio della salute della donna. Sentenza e contraddizioni Arriviamo alla settimana scorsa, alla "sentenza tecnica" della Consulta, che ha rimandato gli atti ai tribunali di Firenze, Catania e Milano (cui si erano rivolte alcune coppie sterili) invitandoli a esaminare la questione alla luce della sentenza con cui, 113 novembre 2011, la Grande Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ha legittimato, di fatto, il no alla fecondazione eterologa. Complicato? Abbastanza e i risultati si vedono. Nel 2011, secondo il 4 rapporto dell’Osservatorio sul turismo procreativo, 4 mila coppie sono andate all’estero per sottoporsi a trattamenti di fecondazione assistita. Di queste, solo la metà cercavano l’eterologa (che in Italia resta proibita). L’altra metà ha preso l’aereo per procedure consentite anche da noi. Perché? Perché, dopo tutto questo gran pasticcio – da una brutta legge non possono scaturire che pessime conseguenze – non sapevano più che cosa si può fare e cosa no. È l’Italia, bellezza.