L’approvazione in consiglio comunale di Argenta del regolamento per il registro dei testamenti biologici, è stata di una tale intensità emotiva che ha persino rubato spazio a nuovo Piano urbano del traffico. Su un tema così delicato, di difficili convergenze quale la scelta di come morire (perché è poi di questo che si è parlato) c’è stata persino una spaccatura nel gruppo di maggioranza del Partito democratico (Pd). Davide Mancini, dopo aver ceduto momentaneamente il mandato di capogruppo della forza politica alla collega Angela Volpi, ha annunciato l’astensione al voto.
Un dissenso sofferto, meditato, frutto di una formazione diversa dai colleghi che a monte ha generato dibattito rovesciatosi poi in sala consigliare. Ma vediamo cosa è successo lunedì sera in consiglio comunale. L’assessore Samuele Pamini, nell’illustrare il regolamento giunto in consiglio dopo una lunga gestazione nelle commissioni, ha sottolineato che lo stesso «nasce anche dalla raccolta di firme di alcuni argentani – ha detto – E’ una proposta ragionevole».
Nel dettagliare gli articoli, il regolamento comunale dà la possibilità a chiunque di esprimere quello che vorrà sulla sua morte, di lasciare le sue volontà in Comune pressoché gratuitamente «mentre oggi – ha precisato Pamini – può farlo ma dal notaio con costi più elevati. Nessun cittadino è obbligato: è una libera scelta».
«La questione non è normata e allora: chi decide che alla fine del percorso si deve attuare quanto scritto?», è stata la domanda di Cesare Gaiani (Pdl). «Sarà un problema – ha replicato l’assessore Pamini – ma noi diamo la possibilità di farlo».
Di tutt’altro parere Gabriella Azzalli (Argenta rinnovamento) che ha parlato di questione di coscienza «e io, le certezze che avete voi (il riferimento è al Partito democratico, ndr), non ce l’ho. Quali effetti può produrre questo regolamento? Meglio un ordine del giorno verso il Parlamento per stimolare la nascita di una legge. Questo è un regolamento volutamente generico che non ha significato ma è solo propaganda politica».
Anche il sindaco Fiorentini si è dichiarato in difficoltà ma poi, ci ha riflettuto spiegando che «noi andiamo a colmare un vuoto e ciò che votiamo è una grande responsabilità verso le persone».
Particolarmente coinvolto Giuseppe Brina (Lega Nord) che ha chiesto se si sta facendo tutto questo solamente per risparmiare quando lui, rivolgendosi al notaio, non ha pagato un becco di un quattrino. «Voto difforme – ecco la motivazione della spaccatura nel Pd da parte di Davide Mancini – perchè questa non è la modalità. Serve un modello nazionale per evitare i far west comunali che potrebbero generale situazioni difficilmente gestibili. Meglio un ordine del giorno per fare pressione sul Parlamento».
Contrari al pronunciamento del loro collega di scranno Davide Zanotti, Nadia Cai e soprattutto Angela Volpi che ha parlato di un servizio al cittadino e di un diritto alla scelta.
Il regolamento poi è stato approvato con l’astensione di Mancini mentre Pdl, Ar e Lega non ha partecipato al voto.