“Perchè ai giovani ricercatori fa bene la riforma Profumo”

La Stampa

 In questi giorni è comparsa una serie d’interviste ed articoli, scritti dal senatore Ignazio Marino contro il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. La protesta ha origine nella presunta abolizione del sistema «peer review» per giudicare i progetti «Firb» per giovani ricercatori. Ma ha il ministro veramente abolito la «peer review»? No, falso. Nel bando «Futuro in ricerca», articolo 7, comma 5, è scritto: «Ogni università o ente di ricerca deve avvalersi dell’opera di revisori anonimi, anche stranieri…, secondo il criterio della "peer review"». E allora? Da dove nasce la protesta di Marino? La protesta nasce non dall’abolizione della «peer review», ma perché è stata abolita una curiosa «peer review», inventata da Marino stesso. A differenza di quanto avviene in tutto il mondo, i «"peers" a la Marino» non sono gli studiosi più competenti nel rispettivo campo di ricerca, ma coloro che hanno circa la stessa età dei concorrenti. I valutatori non devono avere più 40 anni. In altre parole il bando «Firb» imposto da Marino ai tempi del governo Prodi aboliva il merito nella selezione delle commissioni giudicatrici del «Firb» per sostituirlo con un demagogico criterio di età. Profumo ha eliminato la stortura. Non si può che ringraziarlo. La logica delle commissioni «peer review» del senatore Marino sembra partire dall’assunto che tutti i professori sopra i 40 anni siano corrotti e mafiosi e pertanto non degni di giudicare i progetti scientifici. Questo assunto offende me e tanti altri professori onesti e competenti, colpevoli solo di avere più di 40 anni, e va respinto con la stessa forza con la quale va respinto l’assunto che tutta la classe politica sia corrotta e mafiosa. Io non oserei mai chiamare Marino corrotto e mafioso. Vorrei sapere con che diritto lui può offendere me. Più che protestare, perché è stata cassata una normativa indegna ed offensiva, dovrebbe chiedere scusa per gli insulti codificati in una normativa ufficiale. Sarebbe un atto bello e dovuto. Nella fiacca risposta di Marino al professor Piergiorgio Strata su «La Stampa» il «pateracchio giovanilista» non appare evidente. Ad un lettore poco attento sembra che il ministro abolisca solo la «peer review» e non il pateracchio. Un po’ di vergogna tardiva? Il senatore Marino dovrebbe indicare, poi, in quale parte di mondo, invece del merito nelle selezioni scientifiche, si considera l’età. Ovviamente non conosco tutti i sistemi «peer review», ma, per quanto ne so, nei Paesi più civili l’età non si mette neanche nei «curricula»: «Age discrimination» è considerato un atto incivile come la «gender discrimina-tion». Possibile che il senatore non lo sappia? Qualche settimana fa ero a Seattle alla «Allen Foundation». Con me c’erano 11 neuro-scienziati di fama. Lo scopo della riunione era un un incontro tra ricercatori e «visionary thinkers» (tra cui Paul Allen), persone cioè che hanno mezzi da investire nella ricerca e che desiderano un panorama dei campi più interessanti nelle neuroscienze. Ho chiesto se qualcuno conosceva il sistema «alla Marino». Sono rimasti perplessi. Mike Gazzaniga mi ha detto: «Ne il National Insti-tute of Health né la National Science Foundation» (i due maggiori distributori di fondi pubblici). E allora? Sarebbe, infine, interessante avere un elenco dei «referees» giovani che sono stati considerati competenti. Conosco uno dei giovani che si è esposto, difendendo Marino. E’ una brava persona ed un bravo tecnico, ma che dal 2006 ha pubblicato soltanto sei lavori, tutti col suo supervisor, e nessuno nel 2011 e nel 2012. Considerato il suo modesto status accademico, dubito abbia mai tenuto un corso universitario completo. E’ competente nel suo ristretto campo di ricerca. E per il resto? Se sono tutti così i «reviewers», altro che «uccidere la speranza» (vedi la risposta di Marino a Strata). E’ l’opposto: con la riforma Profumo i giovani avranno il modo di essere giudicati da commissioni fatte da competenti. Infine, non sarebbe più utile che un senatore influente come Marino pensasse a qualcosa di più serio? E’ giusto, ad esempio, che il vincitore di un concorso universitario resti al suo posto per tutta la vita senza controlli sul merito scientifico? Non sarebbe il caso di pensare a riforme «piccole», ma incisive piuttosto che a gratuiti insulti? La speranza è l’ultima a morire.