Voleva depositare il testamento biologico in comune ma non è stato possibile. Il caso è capitato a Sondrio dove una signora si è rivolta all’ufficio del Difensore civico retto dal dottor Luca Fasano. La legge Italiana, infatti, sancisce il diritto per ogni paziente di conoscere la verità sulla propria malattia e il diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte (consenso informato). In condizioni molto gravi, tuttavia il paziente potrebbe non essere in grado di esprimere la propria volontà. Perciò, nel 2001 l’Italia ha ratificato la convenzione di Oviedo del ’97, che stabilisce che «i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che, al momento dell’intervento non è in grado di esprimere la propria volontà, saranno tenuti in considerazione».
Inoltre, secondo il Comitato Bioetica «i medici dovranno non solo tenere in considerazione le direttive anticipate scritte su un foglio firmato dall’interessato, ma anche giustificare per iscritto le azioni che violeranno tale volontà». Del caso si è occupato anche il sindaco Alcide Molteni interpellato dallo stesso difensore civico. «Manca un apposito servizio – sottolinea il dottor Fasano – in assenza di una esplicita previsione di legge, come peraltro ha fatto notare con anche il sindaco». Dunque, che fare in attesa che venga varata una legge sul testamento biologico? La Fondazione Umberto Veronesi da anni si occupa di queste problematiche e ritiene che ogni cittadino possa comunque esprimere la propria volontà anticipata.