Il futuro della lotta alla sclerosi multipla passa per la farmacogenomica. L’obiettivo è di arrivare a cure su misura del singolo paziente ed è per questo che è in corso un grosso studio cui partecipa anche l’Italia per mettere a punto un test genetico che indirizzi il medico nella scelta della terapia più adatta al singolo malato. A spiegarlo nel corso del Best evidence in multiple sclerosis, a Roma nell’avveniristica cornice del Museo nazionale delle arti del XXI secolo, è stato Giancarlo Comi, presidente della Società italiana di neurologia (SIN), che ha coinvolto 600 pazienti nella ricerca condotta in collaborazione con Teva. L’evento ha visto riunito il gotha dei ricercatori impegnati nel campo delle patologie neurologiche invalidanti e più in generale nel settore delle neuroscienze.
Per lo studioso del San Raffaele, la chiave di volta consisterà nel risalire al pool di geni che «ci dicano per ogni paziente come risponderà a un certo farmaco consentendo, quindi, per ogni singolo malato di scegliere, sulla base di test genetici, il farmaco più adatto». Dal dire al fare il passo non sarà semplice, sarà però sempre più rilevante la prospettiva di individuare se un determinato paziente risponderà a quella molecola prima di impiegarla, vista la variabilità individuale nella risposta. Ad oggi, ha spiegato il professor Comi, sono stati trovati 80-90 geni legati al rischio di ammalarsi di sclerosi multipla ma nessun gene che abbia un’influenza su quale sarà il decorso (rapido, lento, più o meno grave) della malattia. Con lo studio in corso «si cercherà di trovare un gruppo di geni che siano predittivi della risposta a un farmaco usato da tempo contro la sclerosi che non è ugualmente efficace su tutti i pazienti e si vuol capire se ci siano basi genetiche dietro questa diversa risposta individuale». Sempre di più si andrà verso la personalizzazione delle terapie e verso cure più articolate e complesse, che vanno gestite da centri clinici ad hoc ai quali rivolgersi e che funzionino come pit stop, con la persona affetta da sclerosi multipla al centro del sistema. «Abbiamo organizzato questa prima edizione del Bems per dare nuove speranze di cura nel trattamento della sclerosi multipla — ha aggiunto da parte sua Giorgio Foresti, nella duplice veste di presidente Assogenerici e AD di Te-va — essenziale un costante confronto tra medici ed esperti in questo settore, è una più proficua collaborazione, anche con amministratori e istituzioni, per fornire risposte concrete ai pazienti e alla società civile. Le risorse ci sono, vanno riorganizzate al meglio».