"I tumori del sangue nei bambini, dicono le statistiche, evolvono favorevolmente grazie alle cure nel 75% dei casi. E in presenza di leucemia linfoblastica acuta, forse la più diffusa, le percentuali arrivano al 90 per cento". L’affermazione è di Franco Locatelli, direttore del Dipartimento di oncoematologia pediatrica del Bambino Gesù di Roma (già primario di malattie del sangue al San Matteo di Pavia), alla presentazione del progetto Kids Kicking Cancer. Attraverso le arti marziali gli adolescenti in ospedale affrontano con più grinta lo stress della malattia. I piccoli pazienti rispondono bene, l’apprendimento delle tecniche di concentrazione e dei modi di fronteggiare l’avversario li aiutano a controllare i sentimenti di rabbia, paura e ansia che spesso affollano la mente dei ricoverati con emopatie. Il progetto del Kids Kicking, i combattenti in corsia, sviluppato con il sostegno di Pfizer, ha avuto esito positivo e sarà presto esteso ad altri nosocomi in Italia.
TORNANO in pista intanto i volontari dell’Ai’, associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma, presieduta da Franco Mandelli. I fondi raccolti sono impiegati per la ricerca scientifica, finanziano il Gruppo italiano malattie ematologiche dell’adulto (Gimema) e supportano il funzionamento dei centri di ematologia per l’aggiornamento professionale di medici, biologi, infermieri e tecnici di laboratorio. "Importante la fase di preparazione al trapianto, negli adulti con malattie linfoproliferative croniche come i linfomi non Hodgkin – afferma il professor Francesco Onida, Policlinico di Milano – in particolare quella che noi chiamiamo terapia di condizionamento a intensità ridotta: riduce i rischi di tossicità senza compromettere l’efficacia del trapianto".
"CIRCA IL 25% delle trasfusioni che somministriamo a domicilio – riferisce da parte sua Italo Malavasi, medico della Fondazione Ant Italia onlus sono rivolte a persone affette da forme leucemiche e linfomi. Oltre il 50% dei sofferenti per neoplasia è anemico (calo dei globuli rossi, ndr). Le trasfusioni puntano a migliorare la qualità di vita, attenuare la debolezza, la fatica a respirare e il battito cardiaco accelerato. Sono indispensabili quando i valori di emoglobina scendono sotto gli 8 e l’ematocrito sotto al 23 per cento".
Quando non si trova un midollo compatibile da donatori volontari tipizzati, è possibile ricorrere ad alternative come il "trapianto aploidentico", con le cellule donate dai familiari (tra consanguinei c’è sempre una certa somiglianza genetica). Centri di eccellenza sono a Perugia e al San Raffaele di Milano, cui ultimamente si sono aggiunti gli ematologi del Policlinico di Modena, guidati dal Prof Mario Luppi. Si ricorre a un donatore consanguineo compatibile al 50% (padre, madre, fratello o cugino) nelle leucemie acute, se non ci sono donatori tipizzati o per urgenze: "Questo tipo di trapianto era gravato da un’elevata incidenza di incompatibilità a livello molecolare, con reazioni contro l’ospite – spiega Luppi – . Per limitare i rischi, le donazioni vengono depurate in tutto o in parte dai linfociti T grazie a speciali strumenti che separano le cellule". Sempre a Modena, in ematologia, brilla l’attività del ricercatore Massimo Dominici: cellule staminali mesenchimali del tessuto adiposo e linfociti, secondo due distinti programmi, vengono convertiti per trasformarli in proiettili antitumorali.
NELLE PIAZZE italiane abbiamo visto in azione i volontari Admo (Associazione donatori di midollo) che hanno portato alla tipizzazione di 1.859 potenziali donatori e raccolto le adesioni di 973 giovani. Mentre i Lions club sono impegnati nella loro campagna di sensibilizzazione sulla donazione di cordone ombelicale, le manifestazioni lionistiche più rilevanti si sono svolte a Bologna (il 17 marzo al Sant’Orsola) e a Firenze, l’altro ieri, a Palazzo Vecchio.