Prevenzione Radicale e vescovi abortisti

Letteretiche

 Ancora una volta (1 marzo) il quotidiano della Cei, L’Avvenire, se la prende con tre donne Radicali: Emma Bonino, Filomena Gallo e Chiara Lalli. Peccatrici e ree confesse, per aver affermato pochi giorni fa, con voce nonviolenta ma risoluta, che i farmacisti non hanno alcun diritto di “obiettare” contro la somministrazione della “pillola del giorno dopo” e che aiuteranno legalmente tutte le donne che non otterranno immediatamente quel farmaco contraccettivo “urgente” (lo dice il nome stesso). Ancora una volta i vescovi, un gruppo monosessuale per statuto e sterile per voto, fanno la voce grossa contro le donne in generale e la loro volontà o meno di affrontare una maternità. Ma lo fanno senza tema di contraddizione: negando, cioè, o incitando gli obiettori a negare, un farmaco che di fatto impedirebbe alla donna di dover eventualmente ricorrere a un aborto chirurgico. Solito paradosso clericale: sfavorire la contraccezione (come, del resto, la diagnosi preimpianto degli embrioni) e di fatto favorire un successivo ricorso all’aborto. Che è ancora previsto dalla legge italiana, pur a dio dispiacendo, ma che, per le donne, continua a essere una scelta drammatica.

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