“Su spin off e ricerca sinergie con le imprese”

Sole 24 Ore
Viola Vera

 Parla di continuità con la gestione precedente, riferendosi alla riorganizzazione interna al Cnr, ma poi annuncia anche novità di ampia portata. Ha subito lasciato il seggio a Montecitorio, Luigi Nicolais, non appena il ministro della Ricerca, Francesco Profumo, lo ha chiamato a ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Una investitura che corona una carriera brillante di scienziato, direttore dell’Istituto per la tecnologia dei materiali compositi del Cnr e professore ordinario di Tecnologie dei polimeri alla facoltà di Ingegneria della Federico II di Napoli, prestato alla politica e al governo nelle vesti dapprima di assessore regionale della Campania, poi di ministro della Funzione pubblica e dell’innovazione nel secondo governo Prodi e infine come deputato del Pd.
Quali le sue prime mosse presidente?
Parliamo in primo luogo di un processo già avviato: l’organizzazione interna. Uno dei problemi molto avvertiti riguarda i continui cambiamenti di governance che hanno imposto al Cnr poca stabilità. In primo luogo, ho nominato la Commissione che individuerà la terna di nomi da cui il cda sceglierà il direttore generale. Inoltre, sta per insediarsi la Commissione internazionale che accoglierà le domande di partecipazione al Comitato tecnico scientifico. Infine, stiamo preparando il bando per la nomina dei nuovi direttori di Dipartimento: saranno al loro posto entro i prossimi quattro mesi. Conto che l’organizzazione possa andare a regime prima dell’estate.
Una macchina complessa, quella del Cnr. Come la affronterà?
Il Cnr ha in organico 4.200 ricercatori per un totale di 7.900 dipendenti. A ciascuna categoria intendo proporre nuovi metodi di lavoro. Partiamo dall’amministrazione: tutte le attività burocratiche dovranno essere trasferite su rete, poichè ancora oggi molto lavoro resta su carta. Entro fine anno vorrei che il salto dalla manualità al web fosse compiuto.
Un esempio?
Tengo molto a un progetto di e-library. La biblioteca elettronica eviterà a tutte le sedi periferiche gli abbonamenti alle riviste specialistiche che verranno accentrati sulla sede romana. Mettendo poi le riviste in rete, tutti i ricercatori potranno consultare tutto il materiale, con un conseguente risparmio di costi e un potenziamento della sede romana.
Ai ricercatori cosa chiederà?
Ritengo centrale il tema del trasferimento tecnologico. Penso, a questo riguardo, che potremmo coinvolgere esperti canadesi per dare supporto all’ufficio addetto agli spin off. L’ufficio esiste, ma ha pochi contatti a livello internazionale, necessari per attrarre finanziatori. In altre parole, penso che il sistema della ricerca, non debba solo creare conoscenza ma debba porsi l’obiettivo di trasferirla e metterla sul mercato. Su questo fronte chiederò un piccolo sforzo agli stessi ricercatori.
Stesso discorso per i brevetti?
Certamente, il numero di brevetti registrati in Italia è cresciuto, ora dobbiamo attivare le leve della finanza e del mercato perchè da studi diventino prodotto e quindi impresa. Un percorso difficile in Italia.
Del resto fate i conti con risorse sempre più risicate?
Certo, il Cnr come tutti gli istituti di ricerca e come il mondo della cultura, ha subito forti tagli lineari negli ultimi due anni: nel 2010 e nel 2011 il Fondo di finanziamento ordinario è stato decurtato per due volte del 20%. E parlo del Fondo che consente di assumere ricercatori a tempo indeterminato.
Quindi meno soldi per i nostri giovani cervelli che finiscono per emigrare.
Sì, continuiamo a perdere giovani. E questo ci indebolisce molto, il Cnr e il sistema Paese nel suo complesso.
Come invertire la tendenza, vista la crisi del debito pubblico?
Spero che nei prossimi anni scuola e ricerca vengano riconosciute come fattori di sviluppo su cui investire. Ma penso che ci sia una parte di lavoro da fare anche al nostro interno. So per certo che ad affascinare un giovane studioso non è solo la possibilità di guadagno ma sopratutto la qualità della ricerca da fare, del contesto in cui inserirsi, dei laboratori. E noi in Italia abbiamo livelli di eccellenza, non ci resta che farli conoscere, proprio su una ribalta internazionale. Abbiamo bisogno di comunicazione.
Cosa importa oggi dalle sue precedenti esperienze professionali?
Due input molto precisi: il passaggio a procedure on line, già avviate da ministro, e sopratutto la necessità di aggregare e fare massa critica. La ricerca ha bisogno di sedi interdisciplinari per crescere, come sperimentammo alcuni anni fa nei centri di competenza della Campania.

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