Paolo Bianco è ordinario di anatomia patologica all’Università "La Sapienza" di Roma. E’vicedirettore dell’Istituto del Parco Biomedico San Raffaele sempre di Roma. Lo scorso marzo è stato tra i primi firmatari di un appello rivolto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel quale si chiede che vengano utilizzate sempre, per l’assegnazione dei finanziamenti alla ricerca, delle procedure di peer review,ovvero in base a una valutazione scientifica nel merito,regolamentata,anonima e indipendente.
Paolo Bianco,hai fatto recentemente parte della Commissione ricerca dell’Accademia nazionale dei Lincei la quale ha lanciato da una parte,per l’ennesima volta, l’allarme sulla questione della ricerca in Italia ma che,molto concretamente,ha presentato d’altra parte numerose proposte. Alcune riflessioni: il primo dato è quello secondo il quale l’Italia è prima in classifica in quanto alla partecipazione dei nostri giovani ricercatori al primo bando dello European Research Council. Quindi vuol dire che i ricercatori italiani esistono, sono capaci di fare dei progetti ed in tanti effettivamente lo fanno.1700 sono le proposte di ricerca arrivate dall’Italia rispetto alle 1000 da Inghilterra e Germania.Un dato quantitativo decisamente rilevante;il problema è che questi giovani ricercatori in realtà non ricevono soldi in Italia e quindi sono costretti ad andare all’estero.
Sì, direi che la circostanza che si tratti di "giovani" rende il problema in qualche modo più visibile. Ma in questo ambito l’età non cambia la situazione, non molto più rosea per chi giovane non è più. La verità è che complessivamente in Italia si sta assottigliando, fino quasi a scomparire del tutto, l’opportunità, per chi fa ricerca, semplicemente di accedere a finanziamenti per la ricerca. Una delle cose che connota in modo più chiaro come è finanziata la ricerca in Italia è che i finanziamenti sono regolarmente circoscritti a una tipologia di aspiranti o di possibili domande o di temi o quant’altro. Questa è una cosa a cui si presta poca attenzione ma, tanto per dire, mesi fa circolò la voce, non so quanto sia stata seguita poi da fatti concreti, che per esempio il Ministero dell’Università e della Ricerca avrebbe riservato dei finanziamenti ai giovani che avevano presentato domanda alllo European Research Council, a prescindere dal fatto se poi fossero stati o meno selezionati o finanziati.
Cioè bastava aver fatto la domanda?
Si per aver fatto la domanda o aver superato una prima soglia di valutazione, il Ministero avrebbe erogato dei finanziamenti ad hoc. Ora pochi si rendono conto del fatto che quando si vogliono fare dei finanziamenti ad hoc, si fa sempre una cosa sbagliata perché una delle cose che assicurano il successo della ricerca è la libertà della ricerca. Una delle cose che ha fatto dell’America un paese guida nel mondo nella ricerca è l’accento messo sulla ricerca individuale e libera. In questi giorni che è comparsa sui giornali, dal Financial Times a Nation, la notizia che l’NIH sta procedendo a una riforma del sistema di finanziamento dando grande spazio a ricerche che sono non solo liberamente scelte dai ricercatori ma per definizione "ad alto rischio". Questa è una cosa che per esempio in Italia non esiste quasi più.
"Alto rischio",da che punto di vista?
La ricerca ad alto rischio è quella in cui ci si pongono dei problemi di grande momento; riuscire a risolvere quei problemi comporta un grande successo scientifico. Non riuscire a risolvere quei problemi comporta un fallimento di anni di lavoro in quella direzione. Perciò si dice una ricerca high risk high benefit, perché si rischia molto. Il ricercatore rischia molto anche in termini della sua stessa carriera, in termini di possibilità di sopravvivere economicamente ma il beneficio, se c’è, è molto grande.
Torniamo alle proposte concrete del documento dall’Accademia dei Lincei.
Il documento riprende il tema della peer review che è una necessità ormai imprescindibile. Io sono molto contento che di questo argomento oggi finalmente si parli. Stamattina c’era un’intera pagina sul Sole24Ore dedicata a questo argomento che io e altri siamo stati tra i primi a mettere sul tappeto con la necessaria energia. Siamo contenti di esserci riusciti, pensiamo anche che se ci siamo riusciti non è per merito nostro ma perché il problema è talmente macroscopico e talmente condiviso dalla comunità scientifica italiana, perlomeno dalla sua parte dinamica che non è una parte trascurabile, che un effetto c’è stato per questa ragione. Il documento chiede che sia una legge dello Stato a stabilire una volta per tutte che non solo è necessaria la peer review, ma che nessun finanziamento si possa dare in modo diverso dalla peer review. Questo vuoto normativo è decisivo in Italia. Se non si corregge il vuoto normativo sarà poi inutile continuare a dire che l’Italia le cose si fanno all’italiana. La seconda cosa che il documento sottolinea, opportunamente a mio giudizio, è che un sistema di peer review – cioè un sistema di competizione trasparente e competente, in fatto di accesso ai finanziamenti per la ricerca scientifica – è una cosa che deve essere regolamentata. In Italia molti burocrati, funzionari di ministeri, persino molti ricercatori, sono convinti che la peer review consista nel presentare un progetto che poi viene letto da dei signori che vengono chiamati "revisori anonimi". Ma è’ chiaro che questo non basta: il revisore non deve essere solo anonimo, deve essere anche competente, non deve avere conflitti di interesse, deve valutare la ricerca secondo una procedura stabilita e tutto questo in Italia non c’è. Uno strumento tecnico che a giudizio mio e di altri – e ora anche a giudizio autorevole delle commissione scientifica dell’Accademia – può essere costituito da un’agenzia, cioè un’istituzione che materialmente renda possibile tutto questo, che materialmente lo organizzi e che lo renda possibile e lo organizzi in una maniera uniforme, come si dice, across the board cioè in modo che la valutazione dei progetti di ricerca finanziati dal Ministero della Salute sia fatta secondo lo stesso canone e principio e procedura dei finanziamenti che invece sono erogati dal Miur o dalle Regioni o dalle istituzioni private.
L’importante è che l’agenzia non diventi a sua volta essa stessa un carrozzone con dei criteri di non trasparenza.Altro aspetto importante è quello del reclutamento; c’è un meccanismo perverso all’interno delle università italiane per cui si premia in fondo l’anzianità piuttosto che ricorrere a criteri meritocratici.I giovani,di conseguenza, vengono scoraggiati.Rovesciare questa tendenza dando la possibilità appunto di avere dei criteri di reclutamento di persone dotate di maggior capacità è un altro degli auspici della Commissione.
Certo, questo è un aspetto decisivo anche perché è una delle cose che rende "visibile" quale sia l’impatto della questione finanziamenti della ricerca, al di là dei limiti del problema "finanziamento della ricerca". Qui si trova il punto di intersezione per esempio con il sistema dei reclutamenti e delle promozioni accademiche che, come lei sa, è una vexata quaestio in Italia. Noi quasi cronicamente parliamo delle riforme dei concorsi, del fatto che non si premia il merito e tutte queste cose qui. In pochi finora si sono resi conto – tra questi, lo cito perché è doveroso, Angelo Panebianco anni fa – del perché tutto ciò avviene. Dev’essere chiaro: si promuove un professore capace quando è interesse dell’istituzione di quel professore promuoverlo. Se, cioè, l’istituzione vive delle risorse – anche finanziarie – che quel professore è in grado di suscitare per il suo lavoro scientifico; se quell’università vive della qualità scientifica dei suoi docenti; solo allora sarà interesse di quella università, o di quel governo che finanzia l’università, promuovere i migliori, i capaci e i meritevoli. Se quindi il meccanismo competitivo di accesso ai finanziamenti si legasse a un meccanismo competitivo di reclutamento e promozione accademica le due cose si sposerebbero in modo perfetto.
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Il documento dell’Accademia dei Lincei è disponibile sul sito dell’Associazione old.associazionelucacoscioni.it/laccademia_dei_lincei_ aaa_cercasi_valutazione
Un recente documento dell’Accademia dei Lincei indica alcune strade per evitare il collasso della ricerca in Italia: fondi pubblici destinati alla ricerca scientifica annunciati mediante bandi pubblici e assegnati attraverso un processo regolamentato di "peer review", ovvero con revisione di esperti indipendenti ed anonimi. L’istituzione di un’Agenzia che gestisca i fondi pubblici destinati alla ricerca biologica e medica attraverso "peer-review". Azione tempestiva sul reclutamento dei ricercatori e dei professori universitari, basandosi su modelli internazionali.