ROMA (4 ottobre) – Prima ancora della dura presa di posizione della Santa Sede, in Italia la notizia del Nobel a Edwards ha riaperto subito il dibattito sulla legge 40 e sui paletti da essa imposti alla fecondazione assistita. Una legge criticata a suo tempo dallo stesso Edwards. Per Filomena Gallo, presidente dell’associazione Amica Cicogna, ed una degli avvocati più impegnati nella battaglia legale contro la legge, «in Italia la legge senza alcuna motivazione scientifica e giuridica vieta di utilizzare tutte le possibilità introdotte da Edwards. Solo gli interventi dei tribunali italiani e della Corte Costituzionale hanno consentito di avere un minimo di garanzie e di rispetto dei diritti individuali».
Marino: riaprire discussione sulla legge 40. «Il Nobel per la medicina assegnato a Robert Edwards, padre della fecondazione assistita e quindi papà scientifico di oltre 4 milioni di persone, è una notizia che dovrebbe far riflettere paesi come l’Italia, aprendo una discussione sulla legge 40 – dice il Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale – Quando Louise Brown, la prima bambina al mondo concepita in provetta, nacque, il 25 luglio del 1978 si parlò di scandalo, di procedura non etica e contro natura. Oggi le tecniche per la fecondazione artificiale sono numerose e consolidate in numerosi paesi esteri e vi si ricorre non solo per problemi di infertilità all’interno di una coppia, ma anche per evitare la trasmissione di malattie genetiche dai genitori al figlio. Se è normale eseguire dei controlli prima di una gravidanza, con lo scopo di individuare eventuali malattie, perchè in uno Stato laico non dovrebbe essere normale avendo lo stesso obiettivo, la diagnosi preimpianto? Fermiamo il turismo riproduttivo e interveniamo prima delle sentenze dei tribunali».
Le perplessità morali di mons. Colombo. La Chiesa cattolica, pur riconoscendo l«’importante scoperta scientifica» del prof. Robert Edwards, ricorda «che la fecondazione in vitro suscita gravi interrogativi morali quanto al rispetto della vita umana nascente e alla dignità della procreazione umana, dice mons. Roberto Colombo, docente della Cattolica di Milano e membro della Pontificia Accademia della Vita e del Comitato nazionale di bioetica. «Non tutto ciò che è scientificamente brillante, clinicamente possibile e giuridicamente consentito è, per ciò stesso, esente da questioni etiche, familiari e sociali».
Poretti: ripensare legge su fecondazione. Il premio Nobel al papà della fecondazione assistita dovrebbe far riflettere sulla legge che regola la materia in Italia, dice Donatella Poretti, senatrice dei Radicali. «Il conferimento del premio Nobel per la Medicina a Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro dovrebbe far riflettere i moralisti e bigotti interpreti del bene e del male da imporre agli altri per legge – afferma Poretti – L’alto valore scientifico del suo lavoro che rende possibile il trattamento dei problemi della sterilità ha nei fatti ampliato la libertà di scelta delle persone in materia riproduttiva. I sostenitori della legge 40, la norma che invece pone una serie di ostacoli alla possibilità offerta dalla scienza e dalla medicina, dovrebbero iniziare a riflettere per superarla nell’ottica di avere una legge che regoli e non vieti, una legge che sia usata dai cittadini e non contro di loro nell’ottica di imporre visioni ideologiche».
Roccella: si discutono le tecniche, non la scienza. «Ciò che è messo in discussione è come sono state usate le tecniche di fecondazione assistita, non certo la figura o la scienza del Nobel Robert Edwards – dice il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella – Gli studi di Edwards hanno aperto una grande questione antropologica e in seguito all’utilizzo delle tecniche di fecondazione assistita si rischia di pensare al figlio come ad un diritto. Ma l’uso delle tecniche è una scelta politica e sociale e la legge italiana è stata lungimirante ed equilibrata. Basti pensare ai tanti pericoli che oggi esistono, come quello del possibile mercato degli ovociti che la fecondazione eterologa – vietata in Italia – permetterebbe». Rispondendo al senatore Ignazio Marino, il sottosegretario afferma che il problema non è quello di intervenire prima dei giudici per modificare la legge. «Le norme sono state approvate dal parlamento e confermate a larga maggioranza da un referendum popolare. Spero che i giudici non intervengano invasivamente su una legge approvata e confermata in questo modo».
Scienza e Vita contro il premio a Edwards. Scienza e Vita, l’associazione vicina alla Cei, critica l’assegnazione del premio a Edwards. «Non possiamo non ricordare – si legge in un comunicato diffuso oggi – la visione riduzionistica della vita insita nelle procedure di fecondazione artificiale, nelle quali l’essere umano si traduce da soggetto a oggetto, vale a dire a mero prodotto del concepimento. Il progresso delle biotecnologie non significa sempre progresso etico. Vicini alla sofferenza delle coppie sterili e favorevoli agli interventi che coniugano coerentemente scienza ed etica non possiamo non ricordare la visione riduzionistica della vita insita nelle procedure di fecondazione artificiale, nelle quali l’essere umano si traduce da soggetto a oggetto, vale a dire a mero prodotto del concepimento».
Coscioni: c’è chi rifiuta i progressi. «Se i progressi della medicina vengono rifiutati quando si tratta di nascere ed accolti quando si tratta di morire si deve concludere che tristezza e sofferenza sono i veri caposaldi dei “sacralizzatori” della vita, ovvero il sadismo ha preso il posto dell’amore». Così Antonietta Farina Coscioni commenta le dichiarazioni di Scienza e Vita. «Gli Accademici di Stoccolma hanno dato un chiaro segnale: l’assegnazione del Nobel a Edwards è un esplicito riconoscimento, atteso e auspicato, che premia la ricerca scientifica e la sua libertà, contro tutti i fondamentalismi religiosi, ideologici e politici. Cosa spinge invece i difensori della sacralità della vita ha criticare il premio al padre della fecondazione in vitro? Quando si tratta di nascere l’ utilizzo della scienza e della »tecnica« è per loro considerato un abuso, bisogna farlo come natura prevede e non come i progressi della scienza medica oggi consentono. Risultato, chi vuole figli e non li può avere secondo natura, deve annegare in un mare di tristezza. Al contrario, capovolgendo il ragionamento, chi vuol morire secondo natura deve prolungare la propria esistenza in un mare di sofferenza perchè non è un più un abuso utilizzare i progressi della scienza per allungare il tempo della morte».
La legge 40 resta oggetto di numerosi ricorsi da parte delle coppie. L’ultima sentenza è del gennaio scorso: il giudice Antonio Scarpa, del Tribunale di Salerno, ha autorizzato, per la prima volta in Italia, la diagnosi genetica preimpianto ad una coppia fertile portatrice di una grave malattia ereditaria, l’Atrofia Muscolare Spinale di tipo 1 (SMA1). Questa malattia causa la paralisi e atrofia di tutta la muscolatura scheletrica. Nell’aprile 2009 la Corte Costituzionale ha invece bocciato la legge 40 nella parte che limita a tre il numero degli embrioni da impiantare.
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