Staminali. Cellule adipose senza rischio di tumori

Tiziana Guerrisi

ROMA – Un passo in avanti sul possibile impiego di cellule staminali: quelle del tessuto adiposo espanse in vitro, infatti, sono biologicamente sicure e non comportano rischi di tumori. Lo sostiene uno studio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale di Lombardia e Emilia Romagna, presentato alla Consensus Conference sulla sicurezza nelle terapie avanzate organizzata ieri a Roma dal Bioscience Institute.

Nelle cellule isolate, messe in coltura, espanse fino a dodici volte e poi inoculate sottocute in topi con un sistema immunitario soppresso «in nessun caso – ha spiegato Maura Ferrari dell’Izsler – c’è stato lo sviluppo di cellule tumorali». Una conclusione che richiama l’attenzione sulla centralità degli standard di qualità e sicurezza da garantire attraverso l’impiego di personale super specializzato e grazie a cell factories sicure. Ma è proprio il tema delle cell factories, dove si coltivano le staminali, ad aprire il dibattito.

Queste cellule sono considerate farmaci e come tali disciplinate nel nostro paese dall’Agenzia italiana del farmaco. Un meccanismo criticato da molti: «E’ come far adottare il regolamento di un grande impianto Fiat a un’officina meccanica» sostiene il rettore della Sapienza di Roma, Luigi Frati, secondo cui il nostro paese così facendo «punta all’arretratezza» mentre la questione «andrebbe sottoposta all’Agenzia nazionale dei trapianti». Scettico sull’attuale regolamentazione anche Camillo Ricordi della Miami Miller School, che in tema di staminali è un’autorità. La terapia cellulare – sostiene il chirurgo italoamericano che è riuscito a rigenerare il pancreas a partire da isole pancreatiche – potrebbe portare alla cura del diabete che colpisce ben 240 milioni di persone nel mondo.

«Ma se bisognerà sostenere gli stessi costi e gli stessi tempi che oggi paralizzano lo sviluppo di nuovi farmaci sarà impossibile arrivare con successo a nuove terapie rigenerative». L’Aifa, intanto, invita alla cautela in un ambito dove molte sono ancora le incognite. Il che «non significa rigidità – sostiene Cristina Pintus – ma flessibilità, le regole le possiamo scrivere insieme». Secondo Ricordi, la soluzione sarebbe quella di creare «centri selezionati per la sperimentazione» con l’autorizzazione a trial pilota «in base a un’ipotesi medico-scientifica, ma senza dover necessariamente sostenere le spese e i tempi oggi richiesti per prove, di efficacia inconfutabile».

 

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