ROMA – In Italia la donazione del cordone è solidaristica, come quella del sangue. Non si possono cioè conservare le staminali per chi le ha donate, salvo eccezioni legate a certe patologie. La materia è stata regolata da un decreto ministeriale di fine 2009, in cui si vieta alle banche private la possibilità di aprire nel nostro Paese. Quelle pubbliche sono 18 e oggi custodiscono circa 24mila cordoni. A gestirle è il Centro nazionale sangue. Se un neonato è colpito da una patologia – metabolica, genetica, ematologica – per cui il trapianto di staminali potrebbe essere utile, allora si può fare una conservazione nominale. I privati non possono aprire nel nostro paese ma gli italiani possono mandare il cordone all’estero perché venga conservato per loro. Circa 12mila persone all’anno lo fanno, contro le 14mila che nel 2009 hanno donato le cellule contenute nel funicolo al sistema sanitario. Circa il 30% dei cordoni donati al servizio pubblico vengono effettivamente conservati, gli altri sono scartati perché inutilizzabili o usati a scopi di ricerca. Sempre l’anno scorso sono stati circa 130 quelli che sono serviti per un trapianto di cellule.
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