Libertà di decidere della propria vita

Manuela Repetti

Torna in questi giorni il dibattito sul Testamento biologico.

Si tratta di un tema complesso ed estremamente delicato, che tocca e interroga la coscienza di ciascuno di noi nel più profondo e inviolabile intimo. Ed è proprio riflettendo sull`importanza delle conseguenze di una decisione sulla regolamentazione del fine vitae, che sento il dovere di esprimere le mie perplessità su posizioni estremiste, che vanno dall`eutanasia alla vita a tutti i costi e che supera la sua stessa naturalità. Oggi la legge vigente permette di rifiutare ogni trattamento, anche le trasfusioni di sangue e la nutrizione artificiale. Pur partendo dal punto fermo dell`insindacabilità della sacralità della vita, ritengo tuttavia che abolire il diritto di rifiutare l`alimentazione e l`idratazione artificiali sia un atto ingiusto, che nega il principio di libertà individuale. L`aiuto della scienza e delle scoperte tecnologiche servono per curare le malattie e rendere, dunque, la vita di ciascuno di noi più serena possibile; ma non devono diventare un mezzo per varcare la pericolosa soglia che c`è tra una vita naturale e una vita artificiale, che non ci appartiene e non è propria dell`uomo. E’ importante capire che ciò che si può fare tecnicamente non è detto che lo si debba fare eticamente. Vorrei che si ponesse attenzione su questa riflessione: mi par di capire che non vi sia molta differenza tra l`eutanasia e chi decide della propria e della vita altrui, imponendola con l`uso della tecnologia e rischiando di prolungarla senza limiti. Io respingo entrambe le decisioni. Già, decisioni. Perché è proprio di decisioni che si parla sia nel caso dell`eutanasia, che in quello del "primum vivere ". Decisioni che, secondo il mio punto di vista, non spettano certamente all`uomo, ma solo e soltanto alla natura, secondo i laici, e a Dio secondo i fedeli.

La domanda che ci si deve porre è: siamo più rispettosi della vita pretendendola e imponendola a tutti i costi, prolungandola quasi all`infinito, nel pericoloso desiderio, con la scusa di preservare il dono della vita, di sostituirci a Dio o accettandola così, come la natura prevede, senza ostentazione e dunque con un inizio e una fine il più naturali seppur indolore possibili? Infine, da cattolica, mi rivolgo alla Chiesa pregandola, nell`intento di insegnare agli uomini di restare uomini, di ricordare le parole di Papa Wojtyla che, rispondendo ai medici che gli offrivano le continue cure, disse: "Lasciatemi tornare alla casa del Padre ".

 

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