Bimbo con malattia rara curato con le staminali del papà

C. Ma.

ROMA – Il bambino ha pochi anni e soffre di una malattia rara. E’ricoverato all’ospedale Burlo Garofalo di Trieste dove i medici si sono resi conto che, vista la scarsità di terapie per lui, l’unica strada percorribile è quella di utilizzare le cellule staminali del padre.

Un tentativo di cura per questo bambino del quale si copre, ovviamente il nome, ma anche la patologia per ragioni di privacy, Ma, anche le cure, devono fare i conti con la burocrazia e i permessi. Per poter andare avanti, infatti, i sanitari dovevano avere il via libera del ministero della Salute. «Una delle difficoltà spiega il ministro Ferruccio Fazio – era quella di far colloquiare il Burlo Garofalo con l’ospedale San Gerardo di Moriza. Istituto dove si sviluppano queste cellule staminali». Fazio ammette di essersi interessato personalmente alla vicenda: «La macchina del ministero si è messa in moto per ottenere i permessi». Ci vogliono, infatti, circa quaranta giorni per ottenere le cellule staminali del padre (prelievo, coltura in laboratorio e controlli). Nel frattempo i medici hanno deciso di utilizzare staminali non specifiche per provare a fermare, o meglio a rallentare, il cammino della malattia. Una volta deciso che l’unica possibilità per il bimbo era quella di tentare la via delle staminali il comitato etico del Burlo Garofalo ha preso in esame la vicenda e ha dato parere positivo. Si proceda, è stato detto, anche se la riuscita della terapia non è così certa perché non forte di un congruo numero di sperimentazioni. Ma, nei casi in cui, tutte le cure si sono dimostrate vane la maggior parte dei comitati etici degli ospedali decidono per il sì. Come in questo caso. Il Ministero, dunque, ha seguito le indicazioni del gruppo di bioetica «legate proprio ai criteri delle cure compassionevoli», come ha spiegato il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella. Il bambino è ancora in terapia e, data l’eccezionalità del caso, il governo sosterrà le spese dell’intero procedimento.