Antinori: «L’infertilità nell’uomo si scopre sempre troppo tardi»

"Colpa" della vergogna, "colpa" di una vecchia cultura, "colpa" della poca cura del corpo. Certo è che l’infertilità dell’uomo viene scoperta sempre troppo tardi. Tardi rispetto ai tentativi della coppia (in Italia una su cinque non riesce ad avere bambini) di generare un figlio. A insidiare la fertilità maschile «prostatiti, uretriti, orchiti ma anche fumo e passione per gli alcoli», spiega Severino Antinori, ginecologo presidente del Congresso mondiale sull’infertilità maschile che si apre oggi a Roma. Proprio sulla possibilità per l’uomo di riuscire, comunque, ad avere un figlio si sono concentrati gli studi dei ricercatori negli ultimi anni.

A Roma un gruppo italo-israeliano presenterà i risultati di una delle ultime tecniche sperimentata da cinque anni a questa parte. Mille i bambini nati. E’ la Imsi, (Intra MorfologicSperm Injection) che permette la scelta dei gameti «utilizzando – spiega Antinori che ha guidato l’équipe italiana – un microscopio ad alto ingrandimento, senza colorazione ed in tempo reale». «Possiamo assicurare – aggiunge il ginecologo – che abbiamo contato meno rischi di malformazioni. Secondo i dati disponibili i bambini con danni nati dalla fecondazione assistita lesi costituiscono circa il 4% del totale rispetto al 2% dei piccoli nati con metodi naturali. Con la Imsi si è scesi a circa l’ I % di malformazioni. E’ possibile utilizzare anche una tecnica più approfondita per l’esame maschile, la Msome, che ci permette di indicare con assoluta precisione le possibilità di fecondazione di ogni singolo individuo. L’uomo potrà, quindi, conoscere la sua reale possibilità di diventare padre».

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