Dalle staminali dell’occhio la cura per il diabete

cellule staminaliSpesso il legame tra ricerca e professione medica risulta fondamentale per mettere a fuoco nuove strategie di cura: è l’esperienza di Chiara Giordano, professore associato di endocrinologa presso l’Università di Palermo, che ha annunciato al recente Congresso nazionale della Società italiana di dia etologia i risultati di uno studio innovativo condotto nel suo laboratorio che testa le potenzialità delle cellule staminali nel diabete. Ed è stato proprio il contatto quotidiano con i malati di diabete di tutte le età a suggerirle l’urgenza di un nuovo approccio alla patologia.

“Lavorando sul campo l’idea di fare ricerca è sorta spontanea”, racconta l’endocrinologa. “Quale terapia alternativa possibile, mi sono chiesta, per ovviare a questa condizione cosi diffusa anche fra i giovani, che fosse pero semplice nell’impostazione e per di pili ripetibile? Non ho potuto non pensare alle cellule protagoniste di ogni azione riparativi, ossia le staminali. E, nello specifico, a quelle della zona dell’occhio detta "limbus", fra congiuntiva e cornea, poiché ero stata colpita da un lavoro che mostrava come nell’occhio avvenisse la guarigione veloce di piccole lesioni grazie a queste cellule”.

Gli elementi di interesse nei confronti delle staminali del limbus sono molteplici. Innanzitutto non esprimono sulla superficie il sistema di antigeni “Hla", che sono responsabili della specificità di un organismo e quindi, dell’innesco di eventuali reazioni immunitarie. In secondo luogo, basta un prelievo di 2-3 millimetri di tessuto per ottenere in vitro tantissime cellule senza che durante la proliferazione avvenga alcuna modificazione del loro patrimonio genetico. Lo scopo dello studio, dunque, era di vedere se queste staminali, opportunamente stimolate, riuscivano a differenziarsi in cellule beta, quelle cellule che nel pancreas producono insulina e che nel diabete smettono di funzionare.

"Attraverso l’individuazione del cocktail giusto di fattori di crescita per stimolarle, siamo riusciti a ottenere clic ben l’80% di cellule diventasse di tipo beta e producesse insulina”, prosegue Giordano. “Un grande risultato: con altri approcci e lavorando sulle staminali embrionali, la percentuale di cambiamento era del 7%”. Fino a oggi, l’alternativa di cura data dal trapianto di tessuto pancreatico si e dimostrata poco valida. Qui la prospettiva sarebbe diversa: le staminali si prelevano dal paziente stesso, si fanno crescere diventando cellule beta e poi si reinseriscono nel paziente con bassissimo rischio di rigetto. Partenza a settembre con la sperimentazione sugli animali.

© .