Pillola abortiva. Primo caso, ma negli ospedali è caos

C. Righetti

ru486Avverrà domani, giovedì, all’ ospedale Grassi di Ostia il primo aborto chimico del Lazio. La donna alla quale sarà praticato, romana, ha dovuto sottoporsi a una lunga serie di esami per provare che la sua storia clinica rendeva sconsigliabile l’ aborto chirurgico e avere l’ ok all’ assunzione della Ru486 dal direttore sanitario. Che è prontamente arrivato benché nel Lazio, delle linee guida regionali sulla somministrazione della pillola, ancora non ci sia traccia.

Dalla Regione si limitano a far sapere che quella di Ostia è «una fuga in avanti» e che sarebbe stato meglio aspettare. Tanto più che la delibera con le linee guida è pronta, e approderà in giunta a giorni. Pure all’ Asp, l’ Agenzia di sanità pubblica, cadono dalle nuvole: «Il farmaco non è ancora nel prontuario, sarà una prescrizione personalizzata». Proprio così: perché gli ospedali possano ordinare la Ru486, un’ apposita commissione deve riunirsi e inserirla nel prontuario terapeutico regionale. L’ ha fatto? No, e non può neppure riunirsi finché la Polverini non il nuovo presidente.

Ecco perché la governatrice può dire, come ha fatto giorni fa, che «ancora non si sa» quando la pillola arriverà nel Lazio: oggi gli ospedali possono acquistarla solo ad personam (è il caso di Ostia). E le famose "linee guida"? Mesi fa, un’ altra commissione di esperti si è riunita, le ha scritte, le ha trasmesse alla Polverini. La prima bozza, trapela, non prevedeva il ricovero obbligatorio, ma lasciava valutare al medico caso per caso. Forse per questo il testo è ancora nel cassetto. Il risultato, per ora, è l’ anarchia.

Basta spostarsi da Ostia al Tiburtino per scoprire che nella Asl Roma B le cose vanno in maniera diversa: «Premesso che non mi è arrivata nessuna richiesta per la Ru486 – spiega il direttore generale Flori Degrassi – se accadesse oggi non potrei che dire no: dobbiamo garantire salute, ma nel rispetto delle norme. Mi auguro che ora la Regione acceleri. L’ alternativa è una giungla in cui qualsiasi professionista si sente legittimato ad agire come crede». Se Degrassi invoca il rispetto istituzionale, Giovanna Scassellati, che guida il centro Ivg del San Camillo, il più grande del Lazio, solleva un problema pratico: «Finché la pillola non è in prontuario, la possiamo ordinare solo paziente per paziente. Qui facciamo 12 interventi al giorno: secondo lei ne abbiamo il tempo?». Quanto al ricovero, «posto che lo ritengo frustrante, non ho posti: ho qui 5 donne in attesa dell’ aborto terapeutico, se si liberano letti li darò a loro».

Intanto il gruppo Sel alla Pisana ha presentato una mozione in cui chiede l’ impegno «a garantire la somministrazione omogenea della Ru486 in tutte le Asl» e lo stop al ricovero obbligatorio. «Una scelta ideologica», secondo Luigi Nieri, che «non tiene conto della volontà delle donne né del parere della comunità scientifica». Senza considerare un’ altra contraddizione: «Nel momento in cui si tagliano i posti letto, s’ introduce una misura che può aumentare di 48mila i giorni di degenza».  

© 2010 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati