Sanità, la riforma torna alla Camera. Obama: lotteremo

Paolo Valentino

La riforma  sanitaria americana è tornata ieri  sera al voto della Camera dei  Rappresentanti, dopo che i senatori repubblicani avevano individuato  e fatto correggere nella  legge due irregolarità, in tutto  16 righe su 150 pagine di testo.  In una sessione  del Senato protrattasi  fino all`’di  giovedì e dedicata  ad approvare le  modifiche dei deputati  al decreto  originale, l`opposizione  è riuscita a  inserire un ostacolo  procedurale,  che avrebbe potuto  costar caro ai democratici,  visto   l`esiguo margine con cui la riforma  era stata adottata domenica  notte dalla Camera Bassa.

 Ma l`imboscata repubblicana  non sembrava dovesse comportare  problemi significativi per  la maggioranza democratica,  decisa a ricompattarsi ancora  una volta intorno alla storica  legge. «Di tutte le cose che  avrebbero potuto rimandarci indietro,  questa è la più facile da  sistemare», ha detto la Speaker  Nancy Pelosi. Il paradosso è  che l`errore scovato dall`opposizione  non aveva nulla a che vedere  con la riforma sanitaria. Riguardava  due provvedimenti  sui prestiti agli studenti universitari,  legati al testo sulla sanità  perché comportando dei risparmi  ne avrebbero abbassato il costo  complessivo. La loro formulazione  non era però compatibile  con la procedura di riconciliazione,  che ha permesso al Sena-  to di passare le modifiche alla  legge a maggioranza semplice.  E quindi hanno dovuto essere  eliminati, cambiando la struttura  del decreto, che poi i senatori  hanno approvato nel pomeriggio  con 56 si e 43 no. Ma a  quel punto è stato necessario il  nuovo voto nella «House of  Representatives».  L`episodio ha  dato la misura della determinazione  con cui la minoranza repubblicana  intenda combattere  duramente la riforma, certa sia  questa la linea maestra per vincere  nelle elezioni di mid-term  in novembre.  E` una sfida che Barack Obama  sembra pronto a raccogliere.  «Be my guest», accomodatevi  pure, ha detto ieri il presidente  in Iowa, prima di una serie di  apparizioni mirate a spiegare la  legge al Paese, rispondendo alla  dichiarata intenzione dei conservatori di volerla «abrogare»:  «Se vogliono una lotta – ha,  ammonito il presidente -, siamo  pronti. Non penso che gli  americani vogliano rimettere le  compagnie di assicurazione al  posto di guida». I grandi gruppi  privati sono infatti i grandi  perdenti della nuova sanità,  che porrà fine ai loro abusi.  Il clima politico resta teso,  sia a Washington che nel Paese.  Destano preoccupazione le minacce  di segno opposto, indirizzate  a diversi congressisti democratici  e repubblicani dopo  il passaggio della legge. Gli uffici  di deputati della maggioranza  in Kansas, Arizona e New  York sono stati attaccati, una  decina di parlamentari ha avuto  telefonate minatorie e piene  di insulti, alcuni hanno ricevuto  dei fax con un cappio disegnato  sopra.  

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