Nel mondo l’85% dei malati non ha alcuna cura

 Si calcola che nel mondo  450 milioni di persone abbiano  un problema importante  di salute mentale. La  maggior parte di essi vive  in paesi poverissimi: «Ci sono stati come  il Mozambico dove c`è uno psichiatra  per tutto il paese e alcuni villaggi  distano venti ore di autobus dal  primo servizio medico», racconta Benedetto  Saraceno, direttore del dipartimento  salute mentale dell`Organizzazione  Mondiale della Sanità.

Cosa si può fare per ridurre il disagio di  queste persone?  

«Il problema principale che ci troviamo  di fronte come Oms è che l’85%  delle persone che hanno una malattia  mentale non riceverà alcun tipo di  trattamento nel corso della sua vita,  non incontrerà mai uno psichiatra e  molto probabilmente neppure un medico  generico. Questo vuol dire che  l’85% delle persone con psicosi sarà  emarginata, spesso reclusa in casa o  esposta a drammatiche discriminazioni o violenze. L`85% delle donne  con una depressione grave post parto  se la terrà e il 90% delle persone con  epilessia non riceverà alcun trattamento.  La politica dell`Oms in primo  luogo è quella di diminuire un po` il  gap tra chi ha accesso alle cure e chi  non ce l’ha».  

Ma quel 15% che riceve una risposta,  che risposta riceve?  

«L`80%di quel 15% viene mal curato  in ospedali psichiatrici che spesso  sembrano campi di concentramento.  In alcuni casi ci si domanda se non è  meglio che stiano per strada piuttosto  che in mano a una psichiatria  che viola i loro diritti umani e li sequestra.  Noi che ci occupiamo di salute  mentale abbiamo un doppio  problema: stabilire l`accesso alle cure  e modificare radicalmente la qualità  della risposta».  

Esiste un modello unico di salute  mentale, nonostante le differenze tra  i paesi?  

«Sì, perché alcuni dati sono costanti  in tutto il mondo. Ad esempio, il fatto  che le persone con malattia mentale  sono stigmatizzate e discriminate. Oppure, la tendenza di una  certa psichiatria a fornire un modello  repressivo ed espulsivo è frequente  sia nei paesi poveri sia in quelli  ricchi. Così come esiste ovunque la  necessità di decentrare i servizi psichiatrici.  Non bisogna dimenticare  che la malattia mentale è di lunga  durata: vuol dire che i pazienti passano  la maggior parte dei loro giorni  fuori dall`ospedale. Quindi, dobbiamo  fare i servizi fuori dall`ospedale.  La psichiatria deve stare sul  territorio perché lì c`è la domanda.  Il bisogno delle persone non è solo  bisogno di farmaco, ma anche di lavoro,  casa, affettività e sessualità».  

La riforma italiana è un modello?  

«L’Oms guarda alla riforma dei servizi  di salute mentale italiana con  estremo interesse. Sono pochi i paesi  che possono essere presi a modello:  oltre all’Italia, il Brasile, alcune  esperienze spagnole e inglesi. Ma ci  sono esperienze diverse che sono  degne di attenzione. Ad esempio lo  Sri Lanka, dove i manicomi sono stati  ridotti grazie ai fondi stanziati per  lo tsunami e utilizzati in parte per  una riforma dell`assistenza psichiatrica  in tutto il paese». 

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