Allungare l`agonia è un errore Bisogna rispettare la morte

Marino Andolina

Su un paziente che è praticamente  morto il medico ha  una reazione automatica nel  disperato tentativo di rianimarlo.  Se però conosci bene  la sua situazione clinica e ti  rendi conto che sta inevitabilmente  per morire, la manovra  rianimatoria rischia di  produrre solo un inutile prolungamento,  di minuti oppure  ore, di una vita non degna  di essere vissuta.

Molti anni fa mi sono accanito per tentare  di resuscitare un bimbo  che stava morendo.  Quando il cuore ha ripreso  a battere la madre mi ha guardato  negli occhi chiedendomi:  «Che cosa ha fatto?». Il primario  per poco non mi prese  a calci. Tornai dalla madre  per chiederle scusa. Qualche  ora dopo il bimbo, che aveva  un tumore con metastasi, è finalmente  spirato. Bisogna  onestamente ammettere e ricordare  che la morte, in alcuni  casi, anche per i familiari, è  considerata e attesa come  una liberazione. Della cultura  medica dovrebbe far parte  un atteggiamento più umano  e misericordioso che eviti l`accanimento  terapeutico. Il motivo  per cui molti medici si accaniscono  in queste situazioni  è piuttosto per proteggere   più che altro se stessi da eventuali  conseguenze legali.

Questo  è un periodo in cui i medici  sono assediati da cause ed  avvocati. Spesso l’aspetto etico  va a finire in secondo piano  rispetto al timore di un avviso  di garanzia. Per non parlare  dell’eutanasia, che ogni  tanto torna alla ribalta sui media  e poi sparisce, come un  fiume carsico. Nel frattempo  a casa e negli ospedali migliaia  di persone si spengono lentamente,  spesso tra atroci sofferenze.  Ogni giorno qualcuno  eccede con le dosi di morfina,  e accelera la fine di un paziente  senza speranza, ma  guai a parlare di eutanasia!  Dal punto di vista morale il  sottoscritto è favorevole più  all’eutanasia attiva che a quella  passiva. Quella passiva la viviamo  ogni giorno, può essere  un atto vile, e una legge che  la favorisca avrebbe forse l’effetto  di incentivare l’abbandono  di quelli che «non hanno  speranza», e che sono di  fatto scomodi per un reparto.  Quella attiva sarebbe una  scelta terribile, ma che imporrebbe  al medico un atteggiamento  estremamente responsabile.  Sarebbe una scelta  per alcuni aspetti nobilissima,  di approfondimento clinico  sulle reali condizioni di  un malato, di empatia tra medico e paziente, ma il pensiero  che si promulghi una legge  che consenta di spegnere attivamente  una vita mi angoscia.  

In quali occasioni si applicherebbe  una legge sull’eutanasia?  Un paziente in coma  irreversibile da anni, merita  l’eutanasia? Se questo atto  mira ad evitare le sue sofferenze,  non ci sarebbe motivo.  Le sofferenze sarebbero semmai  quelle dei suoi parenti.  La motivazione principale sarebbe  la "dignità" della persona,  che già in precedenza  avesse deciso di non volere vivere  come un vegetale. Un paziente  con una malattia incurabile  che produca indicibili  sofferenze, non controllabili  con la «terapia del dolore»,  fortemente motivato a farla finita,  sarebbe il candidato ideale.  Il problema è che la diagnosi  di «stato terminale» è  molto difficile da definire. La  definizione dipende non solo  dalla situazione clinica, ma  anche dal livello culturale dello  staff medico. Lo stesso termine  di «end stage» si sposta  continuamente; chi sembrava  condannato a morte dieci  anni fa, oggi può essere salvato.  Lo stesso coma irreversibile,  in alcuni casi, può essere  risolto con l`iniezione di cellule  staminali. Nel mio campo, i  trapianti di midollo, si assiste   in questi anni ad un aumento  dell`impegno a riempire documenti  necessari all`accreditamento  del servizio (e soprattutto  ad evitare problemi  medico-legali) ed a un parallelo  rilassamento morale che  rischia di aumentare la mortalità.  La qualità dei midolli che  vengono prelevati sta peggiorando  progressivamente e  con questa presumo la mortalità  da trapianto. Un prelievo  di midollo è un`attività noiosa  e faticosa, e la voglia di accorciare  i tempi di prelievo  può essere vincente. Almeno  in tre occasioni nel 2009 ho ricevuto  dei midolli da altri centri  che evidentemente non si  erano impegnati a fare il loro  dovere fino in fondo, mettendo  sopra a tutto l’interesse  del paziente che avrebbe ricevuto  il midollo.

L`impressione  di un vecchio medico stanco  è quella di una barbarie incombente  e progressiva, fatta  di cartacce da firmare e un  ridotto impegno a curare realmente.  In questo scenario,  una legge che permetta l’eutanasia  attiva o passiva che sia,  potrebbe produrre dei disastri.  La mia posizione è evidentemente  equivoca: sono  favorevole all`eutanasia in  un mondo perfetto, ma spero  non venga legalizzata in questa  realtà imperfetta…  

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