Staminali e cancro al seno

Enrico Fovanna

LE CELLULE staminali  del cancro sono non  soltanto responsabili del  tumore al seno, ma anche   in grado di  determinare, in   base al loro  numero, la  gravità della  progressione  di  questo  particolare  tipo di   neoplasia, una  delle malattie   che colpisce circa  35.000 donne ogni   anno. La scoperta è firmata dai  ricercatori italiani dell’Ifom-Ieo  (Istituto europeo di oncologia  di Milano). Gli studiosi  sanno già da tempo che i   vari tipi di tumore alla  mammella presentano  caratteristiche  parecchio diverse,  che ne influenzano  l’aggressività, il  decorso clinico e  infine la prognosi.  ORA un gruppo di  ricercatori italiani  guidati da Pier Paolo  Di Fiore (foto in alto a  destra) e Pier  Giuseppe Pelicci (foto  in alto a sinistra), ha  scoperto che questa   eterogeneità è riconducibile  al differente contenuto in  cellule staminali tumorali.  La ricerca, pubblicata dalla  rivista internazionale Cell e  condotta al Campus Ifom-Ieo  da scienziati dell’Ifom  (Fondazione Istituto Firc di  Oncologia Molecolare) e   all`Università degli Studi di  Milano, dimostra che non solo le  cellule staminali del cancro sono  le vere responsabili  dell’insorgenza e del  mantenimento dei tumori  mammari, ma anche che il  differente numero di cellule   staminali in essi   contenuto rappresenta   l’elemento  determinante per   spiegare la  diversa  aggressività dei  vari tipi di tumore   dei seno. In   particolare lo studio   evidenzia che i casi più   aggressivi sono quelli in cui   tessuto tumorale è più ricco di  cellule staminali, anche se queste  rappresentano una frazione  esigua della massa tumorale.   TUTTAVIA, sono loro le reali  responsabili della nascita e   dello sviluppo di un   tumore, in   crescita del tumore.  In modo simile a  quanto accade per  le cellule  staminali normali  nel fisiologico  processo di  generazione dei  tessuti, le cellule  staminali tumorali   quanto sono   capaci di   duplicarsi  praticamente  senza  limiti.  «Proprio  queste   cellule –  spiega Di Fiore   – sostengono la   rappresentano la vera  forza motrice in grado di  promuovere e sostenere la  proliferazione del tessuto  tumorale». Queste cellule,  purtroppo, sono anche in molti  casi capaci di resistere alla  chemioterapia ed alla  radioterapia: da qui la loro  pericolosità. La ricerca è stata  condotta grazie al sostegno   principale dell`Associazione  Italiana per la Ricerca sul Cancro  (Airc), oltre che dei Ministero  dell`università e ricerca,  della Comunità Europea,  della Fondazione Ferrari,  della Fondazione Vollaro,  della Fondazione Cariplo e  della Fondazione  Monzino.  

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