La pillola abortiva prende tempo

ru486Continua il braccio di ferro sulla pillola abortiva. Ieri, dopo quasi 700 giorni di esame e un Cda durato oltre otto ore, l’Agenzia del farmaco ha "ratificato" la decisione di fine luglio quando era stato deciso il via libera alla commercializzazione della Ru 486. Ma nella stessa riunione l’Aifa ha rinviato gli ultimi adempimenti-la cosiddetta «determina» nella quale dovranno specificarsi tutte le modalità di impiego – al 19 ottobre.

In quella data gli stessi vertici dell’Agenzia saranno, infatti, già stati ascoltati in Senato all’interno dell’indagine conoscitiva che parte oggi sui rischi della contestata pillola. Indagine fortemente voluta dalla maggioranza che comincia questa mattina in commissione Igiene e Sanità di Palazzo Madama con l’audizione del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. In questo modo «anche il Parlamento – ha spiegato una nota del ministero del Welfare diffusa ieri sera – avrà modo, se lo riterrà, di esprimere proprie indicazioni». Resta, dunque, altissima la tensione intorno alla Ru 486 che, a meno di clamorose retromarce, sarà disponibile solo negli ospedali ed entro la settima settimana di gravidanza. Così come non si placano le polemiche e il muro contro muro tra maggioranza e opposizione. Con Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera, che parla, dopo il nuovo «sì» dell’Aifa di ieri, di «buona notizia» e di «sconfitta per la politica spettacolo del centro destra». Mentre Maurizio Gasparri, presidente del gruppo Pdl al Senato, ribadisce invece che «la questione è tutta aperta e l’indagine conoscitiva del Senato offrirà elementi importanti per evitare la banalizzazione dell’aborto e la violazione della legge 194». Concetto, questo, ribadito anche dal sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, («l’Aifa terrà conto di quanto emergerà dalla commissione d’indagine parlamentare») e chiarito da Antonio Tomassini, presidente della commissione Sanità del Senato e relatore dell’indagine: «Sono sicuro che sapranno rispettare i tempi del Parlamento e soprattutto le prerogative del Governo che proprio su questo tema sono inviolabili». Il consiglio di amministrazione dell’Aifa di ieri doveva essere, almeno sulla carta, solo una formalità. Ma l’avvio dell’indagine conoscitiva del Senato ha finito per pesare sulle decisioni del Cela dell’Agenzia. Che ieri, in un comunicato, ha voluto precisare di aver approvato solo il «verbale della precedente seduta», aggiungendo che «in omaggio» all’indagine del Senato «la decisione definitiva relativa alla formulazione del testo del mandato al direttore generale per i successivi adempimenti è stata rinviata al 19 ottobre prossimo». Insomma, i giochi sono ancora aperti. Almeno sulle modalità con cui dovrà essere dispensata la pillola che non sarà acquistabile in farmacia, ma sarà erogata solo in ospedale, sotto stretto controllo medico. E su questo la parola del Senato conterà. La maggioranza punta, almeno come risultato minimo, a introdurre paletti più stringenti sull’impiego della Ru 486 per evitare che l`aborto sia «banalizzato». L’opposizione spinge invece sull’introduzione immediata della pillola già autorizzato nella stragrande maggioranza dei Paesi europei, oltre agli Usa. «La procedura di mutuo riconoscimento di un farmaco è un atto dovuto con tempi molto rapidi in tutta Europa – ha spiegato ieri Donatella Poretti, senatrice radicale del Pd -, in Italia questa tempistica viene stravolta per questioni politiche».