Ravasin, il male ha successo quando le persone buone soffrono in silenzio

“Una comunità di persone, in particolare di malati e di scienziati, che condividono speranze e urgenze di libertà”. Questo il messaggio che Marco Cappato, segretario dell’Ass. Luca Coscioni, aveva lanciato nella sua relazione introduttiva al congresso in Rete. Paolo Ravasin, malato di sclerosi laterale amiotrofica e Presidente della Cellula Coscioni di Treviso, quell’invito lo ha colto, facendo del suo corpo uno strumento di lotta politica. Per tutti.
All’indomani dell’approvazione in Senato del ddl Calabrò “contro” il testamento biologico, Ravasin inviò una lettera al Presidente della Repubblica e ai Presidenti delle Camere per chiedere il rispetto delle sue direttive anticipate di trattamento espresse in un video; esse comprendevano anche il rifiuto a sottoporsi all’idratazione e alla nutrizione artificiali, qualora non fosse stato più in grado di bere e nutrirsi naturalmente. “Mi viene sottratta l’unica libertà che mi è rimasta: quella di poter decidere sulla mia morte”, aveva detto in quella lettera; e ora ritorna a invocare il rispetto della sua libertà. “Sono nato libero, e vorrei morire da libero”.
Secondo Ravasin, se la legge “contro” il biotestamento dovesse passare, sarebbe “un’offesa alla dignità dell’essere umano”, nonché un atto contrario alla Costituzione e alla volontà della stragrande maggioranza dei cittadini italiani. Egli dichiara di sentirsi “perseguitato e discriminato dallo Stato Vaticano e da quello italiano” in un intervento che dà il “senso” della battaglia, che fu di Luca Coscioni e di Piero Welby. Persone che non soffrirono in silenzio, ma che dando corpo al proprio grido di libertà seppero, generosamente, farsi portavoce di una battaglia universale per la libertà di scegliere. Per la libertà di tutti.