Sarà istituito in Comune per chi vuole lasciare scritte le sue volontà in caso di un futuro “stato di coma irreversibile”. Ma sarà solo simbolico
Un registro ufficiale – ma simbolico, perché la materia non è diretta competenza comunale – in cui conservare i “testamenti biologici” dei cittadini, cioè le dichiarazioni anticipate sui limiti dei trattamenti medici accettati “a fine vita”. Istituirlo o no a Vicenza? La risposta in sala Bernarda è stata un “sì, facciamolo”,
ma con maggioranza risicata e con molto tirarsi indietro da pareri espliciti. L’interrogativo sui limiti del bio-testamento – che in Parlamento divide i partiti e nella società mette in collisione l’obbedienza religiosa alla Chiesa con le convinzioni laiche sulle leggi dello Stato – ha attraversato ieri sera il consiglio. Lo ha fatto scavando percorsi personali fuori dalle rigidità partitiche. Punto dirimente delle opinioni: la possibilità di indicare in un atto preventivo, volontario e ben informato il rifiuto del proprio mantenimento in vita tramite nutrizione e idratazione “dall’esterno” nel caso di future patologie terminali, che non lascino scampo e non permettano di esprimere una volontà. Significativo del sentimento che coinvolge anche molti fedeli è stato il consenso all’idea dell’autodecisione sul “lasciar arrivare la morte” espresso da diversi consiglieri dichiaratamente cattolici. Eloquente per tutti la doppia citazione di Lorella Baccarin sul «nostro amato Giovanni Paolo II che ha liberamente scelto di fermare le cure che lo tenevano in vita» e sul fatto che scegliere il non-accanimento terapeutico «è tutta cosa diversa dall’eutanasia» che significa far deliberatamente morire. La risposta finale è stata 21 “sì”, 3 astenuti (Capitanio, Rossi, Sgreva) e nessun “no”, con l’intero Pdl fuori aula insieme con l’Udc e la Lega nord. Lontano dal dibattito e dal voto anche il sindaco Achille Variati, con conseguente chiacchiericcio sulla sua assenza strategica, smentita però dalla concomitanza con un altro appuntamento istituzionale. C’era da discutere un documento di Giovanni rolando con firme arrivate da Lista Variati, Partito democratico, Vicenza capoluogo, Vicenza libera, Impegno a 360°. E c’era sullo sfondo una delibera di iniziativa popolare (poi non discussa), presentata da Alessio Dalla Libera per conto dell’Associazione Coscioni pro-libertà della scienza e pro-laicità delle leggi. Casi citati nella proposta: quelli di Piergiorgio Welby e di Eluana Englaro, chiarissimi per esplicitarne il senso. Portavoci del “no” sono stati la deputata-consigliera leghista Manuela Dal Lago, preoccupata dell’utilizzo privato di un registro pubblico ufficializzato in municipio; il centrista Massimo Pecori critico sulla «mancata valenza giuridica di un registro municipale»; e i pidiellini Arrigo Abalti, contrario a «un registro pubblico che ingabbierebbe la volontà di chi si esprime», e Gerardo Meridio, «cristiano impegnato in politica, obbediente al magistero della Chiesa e contrario alla visione atea della vita», favorevole all’assegnazione ai medici, e non agli interessati, della parola ultima rispetto ai trattamenti di sopravvivenza quali che siano le condizioni. Tra i co-firmatari e i favorevoli alla mozione rolando si sono espressi Francesca Nisticò, Marco Appoggi, Pio Serafin, Sandro Guaiti, Domenico Pigato, Daniele Borò, Filippo Zanetti, Stefano Soprana. Ha scelto di non partecipare alla discussione Luca Balzi: «È materia da Parlamento». Per i due principali partiti hanno parlato Federico Formisano e Lia Sartori. «Il principio della laicità dello Stato è uno degli elementi-cardine del dibattito congressuale in corso nel Partito democratico – ha detto il primo – perché vanno rispettate le convinzioni di tutti i cittadini. Anche i cattolici, come sono io, devono riconoscere che la laicità dello Stato è un valore da preservare». «Come Pdl riteniamo che su un caso del genere non ci possano essere posizioni di partito, ma solo libertà di coscienza – ha dichiarato l’eurodeputata pidiellina, esplicitando la scelta maturata dopo le sollecitazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini -. Ma siamo contrari all’istituzione di una “lista” in municipio: non spetta ai Comuni tenerla».