Dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari, la discussione sul testamento biologico è stata ripresa ieri alla Camera nella Commissione Affari Sociali, che licenzierà il testo base da votare in aula presumibilmente entro fine ottobre.
Alla fine della riunione di ieri, la deputata pd Barbara Pollastrini ha chiesto a tutti di fare un passo indietro, «per farne, insieme, uno avanti», mentre la sottosegretaria Eugenia Roccella, ha ribadito che se ci sono margini di cambiamento, dovranno rispettare le impostazioni di fondo del testo uscito dall’aula del Senato. Ma se per il Pd, in commissione «si sta creando un nuovo clima», lo scenario politico sembra invece essersi incupito. Subito dopo le dimissioni di Boffo – e il conseguente affondamento della vecchia leadership della Cei, ancora troppo influente per i gusti dei vertici vaticani – il Presidente del Consiglio, per tranquillizzare i cattolici, aveva annunciato che la buona salute dei rapporti tra governo e Santa Sede sarebbe stata rafforzata proprio dalla legge sul testamento biologico. Come ha lucidamente commentato Chiara Saraceno su Repubblica, «non è chiaro chi uscirà vincitore dalla complessa partita che si sta giocando nel rapporto Stato (o meglio governo) e Chiesa cattolica in queste settimane, tra minacce, aggressioni, ricatti e promesse». Ma «se non è chiaro chi e come vincerà, è chiaro chi perderà: noi cittadini». La merce di scambio politico, infatti, è il diritto di tutte e di tutti di poter dire e decidere su di sé. La maggioranza, del resto, nonostante gli appelli del presidente della Camera Fini, è fermamente decisa a fare quadrato attorno al ddl Calabrò, approvato al Senato a fine marzo, un mese e mezzo dopo la morte di Eluana Englaro. Un testo, quello sulle "Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e di dichiarazioni anticipate di trattamento" che contiene ben poco di ciò che il titolo proclama.
Le categorie di alleanza terapeutica e di consenso informato, di cui le dichiarazioni anticipate dovrebbero semplicemente rappresentare un’estensione temporale, ne escono stravolte. Che senso ha, infatti, una legge sul testamento biologico, se poi lo si rende "non vincolante"? E se le dichiarazioni anticipate non sono vincolanti, perché costringerci a rinnovarle addirittura ogni tre anni? Di che genere di "alleanza" si tratta, se la relazione di cura è così sbilanciata dalla parte del medico da consentirgli di ignorare le disposizioni del paziente? A che serve il principio del "consenso informato", secondo il quale nessuno può essere sottoposto a un trattamento sanitario senza che abbia ricevuto tutte le informazioni e senza che abbia fornito il proprio libero consenso, se ci sono trattamenti sanitari che non possono essere rifiutati? Al Senato, la partita si è giocata tutta attorno alla bizzarra definizione dell’idratazione e della nutrizione artificiale come "sostegno vitale", anziché come "trattamento sanitario". Una definizione sulla quale ha deciso di convergere, pur traendone conclusioni opposte a quelle del governo, anche la maggioranza del Pd e che contraddice palesemente non solo il parere di diverse sentenze della Corte di Cassazione, ma soprattutto dei documenti degli organismi scientifici che si occupano, in particolare, di nutrizione artificiale. Alla Camera, gli scenari più realistici che si profilano all’orizzonte della discussione sono, a grandi linee, almeno due. Il ddl Calabrò potrebbe subire modifiche non sostanziali, concedendo un valore solo "simbolico" al biotestamento e rimandando, ancora una volta, la decisione definitiva a giudici e tribunali.
Oppure, le modifiche potrebbero essere tali da rendere le Dat vincolanti per il medico, ma non per quanto riguarda la nutrizione e l’idratazione artificiale. E in questo caso, la parola potrebbe anche passare alla Corte Costituzionale. Del resto, la battaglia a colpi di emendamenti alla quale abbiamo assistito tra febbraio e marzo al Senato, non fa sperare niente di meglio. Le prove tecniche del piccolo Grande Centro, le cui fondamenta poggiano proprio sulle questioni "etiche", hanno già fatto parecchi danni. Il merito dell`emendamento che ha reso non vincolanti le Dat, infatti, va tutto all`Udc: l’obbligatorietà per il medico di tenere in considerazione il biotestamento è sparito dal disegno di legge grazie ad un emendamento firmato dal senatore Fosson. Così, con il pretesto di lasciare ai medici un margine di intervento "a fronte di nuove evidenze scientifiche", le Dat sono state trasformate in carta straccia. Un processo che è stato decisamente favorito dalle divisioni interne al Pd, spaccato proprio su nutrizione e idratazione artificiale. L’emendamento della maggioranza Pd, che ne ammetteva la sospensione "eccezionale" nel caso fosse espressamente richiesta dalla dichiarazione anticipata di trattamento, non venne firmato da Francesco Rutelli e Dorma Bianchi. Rutelli aveva quindi presentato un proprio emendamento che escludeva in assoluto la possibilità di includere nel biotestamento la propria volontà riguardo a nutrizione e idratazione artificiale. Una mossa che gli aveva fatto meritare la prima pagina del manifestò, sulla quale campeggiava, oltre alla sua foto, l’ironico titolo: "Esecutore testamentario". Ma l’ambiguità della posizione del Pd in fase di presentazione degli emendamenti, aveva già raccolto la soddisfazione del ministro Sacconi che le aveva giudicate come "una positiva evoluzione".
Riconoscendo la tesi sostenuta dal governo, ovvero che idratazione e alimentazione sono sostegni vitali e non terapie, il Pd ha decisamente prestato il fianco alla perversione paternalista del ddl Calabrò. La teodem Binetti, presente in Commissione Affari Sociali della Camera, lunedì, ai margini della discussione sulle cure palliatine, è riuscita a profilare il rischio di una «nuova frontiera dell’eutanasia» persino a proposito della sedazione profonda. Siamo di nuovo, come nella discussione sulla Ru486, al sado-masochismo di Stato. Non solo partorirai, ma dovrai anche vivere e morire nel dolore. Come ha scritto Stefano Rodotà, nel suo importante libro La vita e le regole, infatti, «un morente ben accudito, ma privo di diritti, è più oggetto che persona; lenisce angosce sociali, ma può segnare l’abbandono nel patimento individuale». L’evoluzione dell’etica clinica che sta mettendo al centro la libertà di scelta del paziente e i più ampi movimenti sociale che rivendicano una legittima sottrazione del proprio corpo, della propria vita e della propria morte ai "biopoteri", rischiano di essere costretti a battaglie di retroguardia da una brutta legge. Voluta da un governo che sta facendo delle decisioni illiberali e autoritarie il suo marchio di fabbrica e favorita da un’opposizione "democratica" che, salvo poche eccezioni, sul tema dei diritti all’autodeterminazione non è mai stata davvero disposta a fare conflitto.