Per opporsi alla legge sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, il cui esame doveva riprendere ieri alla Camera, l’associazione Luca Coscioni ha indetto fine settimana una mobilitazione per aprire in tutti i Comuni i registri dei testamenti biologici prima dell’approvazione della legge nazionale. «Contemporaneamente continuiamo – ha dichiarato Marco Cappato, segretario della Coscioni -, assieme all’associazione "A buon diritto", a raccogliere i testamenti biologici dei cittadini italiani». Già 8 Comuni hanno deliberato l’istituzione di un registro del testamento biologico»,
fa sapere un comunicato dell’Associazione Coscioni: «in altri 5 sono state presentate proposte nel Consiglio comunale, e in 8 Comuni, tra i quali Torino, oltre alla stessa Roma, sono state raccolte le firme per proposte di delibere di iniziativa popolare comunale. A Salerno, Avellino e Caserta ci si sta già muovendo per la convocazione di referendum comunali, Il valore di queste iniziative è straordinario: si responsabilizza l’amministrazione pubblica nella ricezione e validazione gratuita dei biotestamenti al livello più vicino al cittadino; si manda un messaggio molto chiaro ai parlamentari che lavorano per l’abrogazione di questo diritto». Una ripresa in grande stile dell’iniziativa radicale su uno dei loro cavalli di battaglia, ovvero il «diritto all’autodeterminazione». Ma è davvero «straordinario» il valore di queste iniziative? «Niente affatto – commenta Filippo Vari, docente di Diritto costituzionale all’Università Europea di Roma -, che i Comuni si mettano a istituire registri del genere mi pare al di fuori del principio di legalità.Sono iniziative non consentite dall’ordinamento, in quanto per avere registri per il testamento biologico è necessaria una legge».
Qualcosa del tutto simile, vien da pensare, ai famosi registri per le coppie di fatto, quelli creati nel da una manciata di Comuni in Italia e che, anche per la loro inutilità, si sono rivelati un flop nonostante la grande pubblicità che hanno ricevuto. Eppure c’è chi sostiene, come Cappato, che così facendo, «se il Parlamento insisterà ad approvare norme anticostituzionali i cittadini che si saranno nel frattempo rivolti ai registri comunali, ai notai o alle associazioni, potranno almeno sperare nella magistratura per veder affermati i propri diritti». Anche qui – chiosa Vari – c’è un problema cruciale di certezza giuridica. Se questa è essenziale per quanto riguarda la gestione, la vendita o il lascito ereditario di beni immobiliari, non si capisce a cosa mai possano servire delle disposizioni addirittura sulla propria vita rilasciate in registri che non hanno alcun valore legale. Del resto, se non fosse così, e se di questo non fossero consapevoli anche i fautori di tali iniziative, non si capirebbe la pressione fortissima che c’è stata per arrivare a una legge e poi lo scontro, tuttora in atto, per vederla approvata secondo il proprio orientamento».