Così si avvia il dialogo sulla bioetica

Valter Delle Donne

RealeIl filosofo cattolico Giovanni Reale, 78 anni, è uno dei massimi studiosi del pensiero antico della Storia della filosofia greca e romana. Le dichiarazioni che arrivano dal Vaticano non lo hanno lasciato indifferente.
Professore Reale, come legge la presa di posizione di monsignor Pagano?
Mi pare un atteggiamento assai saggio che affronta il problema dandone una risposta, come dicevano i Greci, in giusta misura. La scienza deve stare ben lontana dal dare alla Chiesa lezione in materia di fede; ma la Chiesa, a sua volta, deve essere estremamente cauta nei suoi interventi su questioni scientifiche, cercando dì comprendere bene la logica

– che pur nei suoi limiti – governa la scienza. Tuttavia trovo spesso più dogmatismo in affermazioni fatte da scienziati su questioni di fede, che non da uomini di fede sulla scienza.
Forse in questo passo del Vaticano possiamo intravedere l’idea di un cammino concorde degli operatori della fede e di quelli della scienza, soprattutto sulle più roventi questioni di bioetica?
Sono d’accordo, tuttavia un cammino concorde credo sia assai difficile e in certo senso utopico. Ma un superamento di certe rigidità, e in particolare nell`attuale dibattito su questioni di bioetica, è assolutamente necessario, e in primo luogo per quanto concerne la complessa questione delle staminali.

Esiste una vulgata sulla posizione della Chiesa in merito a figure come Galileo, o anche Charles Darwin, che la vuole da sempre ostile al progresso scientifico. Un pregiudizio difficile da smontare?
Ho sempre trovato che la questione sollevata da Darwin non sia di per sé contraria al creazionismo. Dio ha fatto l’uomo a sua immagine e somiglianza, infondendogli lo spirito. Quella materia in cui ha infuso il suo spirito perché non potrebbe essere un animale fisico già formato. Ma è in ogni caso assurdo pensare che il cosmo e l’uomo nel cosmo derivino dal caos, come oggi si pensa.
Il rapporto tra fede e scienza è questione secolare: la figura di Galileo Galilei in questo rapporto è ricorrente.
Per trattare correttamente il problema dei rapporti fra fede e ragione occorrerebbe che colui che lo imposta e cerca di risolverlo sia non solo uno scienziato e neppure solo un uomo di fede. Deve cioè avere adeguata conoscenza scientifica e autentica esperienza di fede. Su questo Galileo è stato esemplare. Oltre che grande scienziato era un vero uomo di fede, la soluzione che ha dato al problema rimane paradigmatica: la fede insegna "come si vada in cielo" mentre la scienza insegna "come vada il cielo".
Un Galileo ancora attuale, dunque?
Senza dubbio. Il senso è chiaro: non è la scienza che può insegnare all’uomo come deve vivere, così come non è dalla Bibbia che si possono ricavare asserti di carattere scientifico.