La protesta delle ricercatrici italiane sulla rivista Nature

NaturePubblichiamo di seguito la traduzione dell’articolo apparso stamane sulla rivista scientifica Nature in cui è trattato il ricorso di tre scienziate italiane contro l’ultima decisione del governo italiano di escludere le cellule staminali embrionali umane da un recente bando di finanziamento nel campo della biologia delle cellule staminali.

Gli italiani fanno causa per le cellule staminali.

Tre scienziate stanno facendo ricorso contro la decisione del governo italiano di escludere le cellule staminali embrionali umane da un recente bando di finanziamento nel campo della biologia delle cellule staminali. L’avvocato delle scienziate, Vittorio Angiolini, che è specializzato in bioetica e diritti umani, ha depositato il ricorso presso il tribunale amministrativo di Roma il 24 giugno scorso. Egli sostiene che escludere le cellule staminali embrionali è contrario alla libertà di ricerca scientifica sancita dalla Costituzione. L’uso nella ricerca delle linee cellulari staminali già derivate dagli embrioni umani è legale in Italia. La bozza originale del bando di finanziamento non escludeva nessun tipo di cellule staminali.

“Non sappiamo da dove è venuta la frase che è stata aggiunta” dice Elisabetta Cerbai, una farmacologa dell’Università di Firenze che è una delle ricorrenti. “Ma noi sospettiamo che un accordo di compromesso potrebbe essere stato fatto ad alti livelli politici”. Il fondo per la ricerca sulle cellule staminali, gestito dal ministro responsabile per la salute, ha un passato turbolento. Nel 2007 l’allora Ministro della Salute, Livia Turco, cancellò un fondo di 3 milioni di euro (4.2 milioni di dollari) dopo che alcuni scienziati avevano denunciato che il denaro stava per essere distribuito senza un bando pubblico e senza una peer review appropriata. A quel tempo la Turco si rivolse alle persone che protestavano chiamandoli “criminali”, ma accettò di ricominciare daccapo con un fondo di 8 milioni e procedure di revisione trasparenti. Il governo di centro-sinistra al quale apparteneva la Turco cadde l’anno scorso in primavera. Il giugno seguente il successore della Turco, Ferruccio Fazio, creò una commissione di esperti per elaborare una bozza di bando che – promise – sarebbe stato amministrato in modo trasparente. Giulio Cossu, biologo dello sviluppo all’Istituto scientifico San Raffaele di Milano e uno dei cinque membri di quel comitato, afferma che il gruppo aveva formulato un testo espresso con cura, che non avrebbe escluso nessun tipo di proposta riguardante le cellule staminali né avrebbe incitato alla controversia.

Ma quando quel testo divenne pubblico, era stata aggiunta una frase che escludeva esplicitamente i progetti con le cellule staminali embrionali umane. Apparve on line dopo l’incontro del 26 febbraio della Conferenza Stato-Regioni, l’organo composto dai rappresentanti delle venti regioni italiane che decide come distribuire i fondi nazionali per la sanità. “Chiaramente sono deluso”, dice Cossu che sottolinea di aver accettato di far parte della commissione a condizione che non vi fossero esclusioni basate sull’ideologia. Nelle interviste ai media di quei giorni, Fazio respinse le voci che la frase era stata aggiunta da qualcuno all’interno del suo ministero. Ha rifiutato di commentare a Nature, ma nelle comunicazioni ai media ha detto che la frase era stata aggiunta dalle regioni. Comunque il rappresentante della Toscana, Enrico Rossi, affermò pubblicamente che nessun cambiamento era stato fatto o richiesto durante la discussione in conferenza. Angiolini sostiene che “il ministero può modificare il testo del bando solo con il consenso delle regioni”. “Il nostro ricorso è una questione di principio”, dice Cerbai. “ I politici dovrebbero decidere gli obiettivi strategici della ricerca e lasciare scegliere agli scienziati come meglio raggiungere quegli obiettivi”.

Le altre due ricorrenti sono Elena Cattaneo, neuro scienziata dell’Università di Milano e Silvia Garagna, biologa dello sviluppo all’Università di Pavia. Le tre stanno finanziando l’azione legale di tasca propria. L’udienza è prevista entro la prima metà di luglio, prima della data di chiusura del bando (20 luglio). “Ci aspettiamo di vincere” dice la Cerbai. Ma se non accadrà, sperano di ricorrere in appello. Di Alison Abbott