ROMA – Secondo Famiglia Cristiana i numeri ci sono. Calcoli che spingono il settimanale nell’ultimo numero a rilanciare un appello ai cattolici. Il Parlamento, afferma un editoriale, può «sgretolare il mito della 194. Esiste una maggioranza trasversale. Tutti ormai, se si escludono frange femministe fuori dalla storia, Pannella e la solita rumorosa pattuglia radicale, hanno abbandonato la solita formula che l’aborto è questione di coscienza». Al contrario, insiste Famiglia Cristiana, è «un fatto di rilevanza pubblica e politica».
Ed è l’articolo un nuovo spunto per rinfocolare il dibattito sulla legge che in 30 anni, malgrado i ripetuti attacchi ha resistito ad ogni agguato. Malgrado i tentativi di rimetterla in discussione non è mai più tornata nelle due Camere. Il massimo che le è toccato sono state sommarie indagini parlamentari, terminate con una conclusione condivisa. La sostanza non si tocca, bisogna solo applicarla meglio, in particolare per ciò che riguarda i consultori. L’appello del periodico cattolico non cade però inascoltato. Lo raccoglie al volo Maurizio Lupi (Pdl), vice presidente della Camera: «La 194 va rivista e migliorata, non deve più essere considerata un tabù. Occorre una verifica, la normativa rischia di non essere attuale. Vanno rimossi gli ostacoli materiali che spesso inducono la donna a compiere la drammatica scelta di interrompere la gravidanza. Spero che possa svilupparsi un dibattito aperto e costruttivo».
Polemico con il collega di partito Domenico Di Virgilio, eletto tra i deputati: «La posizione ufficiale di Forza Italia è di non cambiare. Lupi parla a titolo personale. E’ cattolico come me. Ma anche il cardinal Ruini non ha mai parlato di modifiche. Casomai di completa applicazione dell’articolo 2, sulla prevenzione. Quella parte va senz’altro applicata meglio. Ma non c’è bisogno di una discussione in Parlamento».
Oltretutto, secondo Di Virgilio, i numeri a differenza di quanto asserisce Famiglia Cristiana, neppure ci sarebbero: «Non è una questione di numeri, ma di volontà politica. E’ una posizione ufficiale». Dorina Bianchi, neo senatrice Pd, è in linea col collega della maggioranza. Il Parlamento non accetterebbe delle modifiche sostanziali, restrittive «casomai si può rafforzare l’aspetto della prevenzione attuata nei consultori. Troppe donne extracomunitarie, troppe giovani arrivano all’aborto e questo non dovrebbe accadere».
rassegna stampa
