Viale a Casini (MPV) “La pillola del giorno dopo non uccide nessuno. Abolire la ricetta contro la pelandronite”.

maratona oratoria 24 febbraio 2007 Russia democratica, Cecenia Libera

Il ginecologo radicale Silvio Viale, membro di direzione dell’Associazione Coscioni, replica a Carlo Casini, presidente del MPV, che parla di ‘intimidazione’ verso i medici che non prescrivono la pillola del giorno dopo e propone di abolire la ricetta ‘per restituire la questione alla coscienza della donna’.

Silvio Viale ha dichiarato:

‘Ricordo a Carlo Casini che la contraccezione di emergenza, meglio nota come pillola del giorno dopo, non uccide nessuno perché non ha alcun effetto una volta che l’ovulazione è avvenuta. Cioè non agisce impedendo l’impianto dell’ovulo fecondato, come arcaicamente molti continuano a diffondere. Studi su animali e uno studio del Karolinska Institute su un modello endometriale umano hanno dimostrato che il levonorgestrel non inibisce l’impianto dell’ovulo fecondato (blastocisti). Se così non fosse, dosi ripetute dovrebbero incrementarne l’efficacia, che viceversa decresce con il trascorrere del tempo dal rapporto, essendo maggiore la possibilità che sia avvenuta nel frattempo l’ovulazione. Quindi la pillola del giorno dopo dovrebbe essere chiamata la pillola dell’ora dopo e dovrebbe essere prontamente disponibile per essere maggiormente efficace. La ricerca della ricetta è un oggettivo impedimento e per questa ragione è stata abolita in molti paesi europei e negli USA. Da un punto di vista medico non c’è bisogno di alcuna visita e di nessun esame, non vi sono controindicazioni ed è sufficiente il timore di avere avuto un rapporto a rischio. In altre parole, la pillola del giorno dopo è più innocua dei comuni farmaci per il mal di testa.

A parte gli aspetti medici, se la ricetta fosse abolita si eviterebbe la rincorsa alla prescrizione che vede un gran numero di medici che si rifiutano di prescriverla, non tanto per questioni di coscienza, quanto per il timore che troppe donne si rivolgano alla propria struttura sanitaria per la ricetta. Più che di obiezione di coscienza, illegittima ed ingiustificata, si tratta di classica pelandronite. La non necessità della ricetta, eliminerebbe un passaggio inutile, e restituirebbe la questione di coscienza alla donna. Lo Stato non può non garantire il trattamento nel miglior modo possibile. Se Carlo Casini è in buonafede, dovrebbe accettare l’abolizione della ricetta.’