Barroso ha così confermato le ragioni in base alle quali ritenevo incompatibile il ruolo di consulenza sui temi della bioetica – teoricamente “neutrale” sul piano politico – con quella di Deputato al Parlamento.
Nel caso di Casini – già magistrato militante antiaborista e più volte parlamentare – forse non avremmo dovuto attendere il suo subentro a Strasburgo per poter considerare del tutto “politica”, e dunque incompatibile, la sua presenza al GEE. Ma tant’è: dopo tre mesi di oggettivo conflitto di interessi Barroso annuncia che sarà posto rimedio a questa incredibile situazione. E ora?
Ora è bene occuparsi, attraverso l’Europa, di cosa accade in Italia. Ed è ora di rivolgere parole chiare al nostro Presidente del Consiglio, Romano Prodi. La scelta di portare Casini – cioè il più fervente militante contro la libertà di ricerca scientifica e contro la scelta libera e responsabile della donna in materia di contraccezione e riproduzione – come rappresentante “tecnico” nell’organismo della bioetica europea rappresenta davvero una fotografie eloquente di un’epoca, o se preferite di una legislatura: quella della legge 40, del NO al divorzio breve, del NO a Luca Coscioni nel Comitato di bioetica, del peggiorameno della legge sulle droghe, dell’affossamento del testamento biologico,…e si potrebbe continuare.
Quello che però dovrebbe interessare, a una sinistra laica e liberale, non è di “continuare”, ma appunto di “smettere”. In altri parole, sui temi della vita e della morte, della cura e della riproduzione, per non perdere il contatto con un elettorato a stragrande maggioranza più vicino a Zapatero che a Rutelli (e non solo a sinistra) è vitale che sia Romano Prodi stesso a lanciare segnali di discontinuità.
Un primo segnale va dato in Europa. Non bisogna aver paura di dire che il proibizionismo e il clericalismo sono ideologie, mentre la laicità è una pratica concreta e rigorosa. Non bisogna avere paura dunque a sostituire un ultrà dell’”embrioneèpersona” come Carlo Casini con uno studioso che affronta con passione e rispetto laico i drammi legati alle scelte individuali, ad esempio in tema di trattamenti di fine vita e eutanasia. Per fare un nome, certamente il Professor Demetrio Neri ha dimostrato in tanti anni di attività nel Comitato Nazionale di Bioetica di avere queste caratteristiche.
Il secondo segnale, sul fronte interno, è ancora più urgente, visto che da più di due mesi è scaduto il mandato del Comitato Nazionale di Bioetica, clericalmente presieduto dal Professor D’Agostino. Sono stati anni bui per il Comitato, trasformato in un parlamentino pletorico, carente nella rappresentanza di personalità impegnate nei laboratori scientifici e impigliato dai collegamenti con la politica italiana e vaticana. Anche su questo piano, Romano Prodi – che ha il compito finora disatteso di nominare il nuovo Comitato – ha nelle sue mani l’occasione per un rinnovamento radicale del CNB, da ricondurre alla sua missione originale di consulenza al decisore politico, per aprire finalmente una stagione di riforme laiche e rimuovere il muro di ideologie che pesa sulle coscienza e sui corpi dei cittadini italiani.