Carlo Flamigni: L’ impossibile adozione degli embrioni

[inline:1]Riassumo il problema per chi non lo conosce. In tutti i Paesi del mondo, tranne Italia e Costarica, è consentito produrre embrioni in eccesso per le tecniche di procreazione assistita e congelare i soprannumerari per un futuro impiego: ne trae vantaggio la salute delle donne, diminuiscono le gravidanze multiple. Oggi in Italia è proibito congelare embrioni, ma ce ne sono 30 mila precedentemente crioconservati nei centri di sterilità, che aspettano di essere legittimamente trasferiti, e 400 che sono stati abbandonati e che per legge debbono attendere in un frigorifero, senza poter essere né distrutti né ospitati da un qualsiasi grembo, la fine del mondo.

Ora il Comitato nazionale per la Bioetica, con due soli voti contrari, ha approvato un documento che caldeggia l’ «adozione ai fini della nascita» di questi 400 embrioni, partendo dal principio che gli embrioni sono persone e che quindi hanno il diritto di nascere. Primo problema, bioetico. Che l’ embrione sia persona è una tesi sostenuta dai cattolici e da pochi altri. Di più: all’ interno del mondo cattolico le teorie sull’ inizio della vita personale sono almeno otto. Tra chi sostiene diverse teorie troviamo grandi filosofi come Maritain e Prini, teologi come Ford, Donceel e tanti altri. Quindi che l’ embrione sia persona è un dogma, privo di statuto scientifico e con molte ambiguità sulle quali non mi soffermo. Ecco perché non capisco Claudio Magris che prima scrive, giustamente, che il documento del Cnb fa pensare che gli embrioni siano persone (ipotesi alla quale sembra non credere) e poi li paragona ai soldati in battaglia e così attribuisce loro lo statuto di esseri umani. In ogni caso, comunque, un contestato e fragile dogma cattolico è diventato una norma di legge valida per tutti i cittadini e sembra che non ci sia un intellettuale laico che abbia qualcosa a che ridire. Secondo problema, assolutamente pratico. Dai 400 embrioni congelati possono nascere, con un po’ di fortuna, tra 50 e 70 bambini. Poiché i bambini sono, loro sì, esseri umani, bisogna stabilire anche qualche regola che li protegga e che protegga i loro genitori sociali. Poiché il Cnb si è dimenticato di questo problema, sono ricorso alle uniche linee guida esistenti, quelle delle società scientifiche americane. Anzitutto ho scoperto che i bioeticisti americani (si tratta di un consenso tra diverse religioni) affermano che l’ embrione non è «né cosa né persona», con tutto il rispetto per i nostri intellettuali. Poi ho verificato la loro prudenza: non è opportuno – affermano – trasferire embrioni per l’ adozione prenatale, se i genitori genetici non hanno fatto indagini sulle malattie virali almeno 6 mesi dopo il congelamento, se sono stati sottoposti a una manipolazione o a una biopsia, se la madre ha più di 36 anni, se il padre ne ha più di 50, se le famiglie d’ origine sono geneticamente a rischio, eccetera. In base a queste regole, le uniche esistenti, dei 400 embrioni di cui tanto si parla ne restano, disponibili per l’ «adozione» sì e no, un paio. In termine di nascite non andiamo proprio da nessuna parte, perché tenendo conto delle probabilità di successo, da due embrioni si possono ottenere al massimo frazioni di bambino. Non credo che interessino a qualcuno. Ho fatto un sacrificio personale e ho fatto qualche telefonata alle coppie che conosco meglio per cercare di capire come recuperare qualche embrione scartato: un disastro. Le coppie rifiutano di tornare per sottoporsi a nuove indagini e mi dicono che se mai accettassero, dovrebbe esser ben chiaro che si tratterebbe di una loro donazione. Provo a spiegare che il CNB non accetta questo principio e ottengo il lusinghiero risultato di farli ridere. Debbo per forza chiedermi, a questo punto: siamo sicuri che non ci siano questioni morali più importanti di questi 0,2-0,3 bambini non nati? Faccio un’ ultima considerazione: il CNB ha cominciato a discutere la possibilità di utilizzare gli embrioni abbandonati per la ricerca scientifica. Tenendo conto della composizione del Comitato, non credo che le proposte saranno in favore di questa scelta, ma voglio fin d’ ora sottolineare alcuni aspetti del problema. Il primo è che in Italia è proibito fare indagini sugli embrioni, ma non sulle cellule staminali di derivazione embrionale, che è la ragione per la quale i nostri colleghi europei ci hanno accusato di far fare a loro il “lavoro sporco” e di intervenire solo “a morale ferita”. In secondo luogo le linee guida della legge 40/2004 consentono di lasciar morire le uova fertilizzate nel loro terreno di coltura se sono morfologicamente anormali e ci sono molti embrioni che comunque non potrebbero essere “adottati per la nascita” perché sono a rischio di anomalie. Qualsiasi cosa si pensi sull’ inizio della vita personale, bisogna capire se è più dignitoso per questi embrioni finire nel lavandino del laboratorio o essere utilizzati per la ricerca scientifica, che è il più importante investimento della nostra società.