di Franco Pustorino
Da diversi decenni l’Italia si ritrova relegata agli ultimi posti nel campo della ricerca scientifica perché sono mancati i fondi, le strutture, gli incentivi e forse anche la volontà politica di imprimere, alla ricerca scientifica, la necessaria accelerazione. Questa situazione ha provocato una fuga continua di cervelli; i migliori ricercatori, non avendo trovato spazio in Italia, sono stati costretti a emigrare all’estero, nel totale disinteresse di una classe politica occupata a dilaniarsi per la conquista di posti di potere. Ora però sembra essersi avviata una inversione di tendenza. Oggi la fuga dei cervelli si è arrestata ma non solo: molti ricercatori qualificati rientrano in Italia perché sanno di potere avere i mezzi per lavorare alla ricerca. E i risultati positivi cominciano già a vedersi in materia di Parkinson, di Alzheimer, di cellule staminali e di bioetica. Certo, non possiamo sperare di raggiungere la condizione ottimale di Stati Uniti, Svezia e Nuova Zelanda che occupano il primo posto nella graduatoria, ma oggi abbiamo i mezzi, la volontà e la professionalità per stare al passo con gli altri Paesi. Il ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, in una recente intervista, ha dato notizia che nel triennio 2002-2005, sono stati stanziati 600 milioni di euro per la ricerca che ha coinvolto quattromila ricercatori dei quali 1500 nuovi assunti. Con i Pon (programmi operativi nazionali) di ricerca sono stati formati 31 mila giovani; avviati dodici programmi strategici per oltre un miliardo di euro. Stipulati contratti di ricerca per 12 mila nuovi giovani ricercatori.
N egli ultimi anni sono già rientrati in Italia oltre quattrocento ricercatori residenti all’estero, anche stranieri. Questi avvenimenti vanno segnalati perché sono importanti nella misura in cui danno la prova concreta che, finalmente, in Italia qualcosa di positivo si muove per il verso giusto.
N egli ultimi anni sono già rientrati in Italia oltre quattrocento ricercatori residenti all’estero, anche stranieri. Questi avvenimenti vanno segnalati perché sono importanti nella misura in cui danno la prova concreta che, finalmente, in Italia qualcosa di positivo si muove per il verso giusto.